• Mar
    25
    2013

Album

Long Song Records, Audioglobe

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Abbandonati i vessilli neo grunge, le batterie e le chitarre suonate a “plettrata” aperta, abbandonate le influenze del songrwritingmaschile e newyorkese di Matthew Parker, in Dot To Dot le Lilies On Mars rivendicano il girl power tutto elettronico, sognato, spesso sussurrato, fra l’alt techno e lo shoegaze. Pescate nell’underground sardo/londinese da chi ha fatto della ricerca il proprio marchio di fabbrica (il maestro Franco Battiato), alle Lilies è sempre piaciuto giocare con i suoni. Troppo spesso, però, l’hanno fatto con un piglio scherzoso, poco convinto e soprattutto poco in linea con i tempi.

Non a caso, ora, quei suoni sono diventati giocattoli, sampler, drum machines, tastiere e loop station, rendendo il tessuto musicale il luogo perfetto della liquidità, della sensazione scivolosa, di un viaggio interstellare. Non a caso il duo, che nel nome porta il pianeta rosso, assume le sembianze stranianti di eccentrici alieni che si esercitano in complicate operazioni di funambolismo fra il minimale indie-tronico di alcune derive Morr (Lali PunaNotwist), il clima sofisticato e super sexy di certi Slowdive e tanta fascinazioneretromaniaca 80s (Cocteau TwinsDead Can Dance su tutti).

Dot To Dot, terzo episodio della saga delle Lilies, è un disco potenzialmente da hype, fatto di piccoli rituali leggeri, immersioni ipnotiche in un ambient creativo e svincolato dalle fasi lunari (SIDE ADCESugar Is Gone) che quasi riecheggiano la storia di Grimes. Ma è soprattutto un disco di pregiatissima marcatura pop: See You SunDream Of BeesEntre-Temps sono brani nordici, freddissimi, che viaggiano in direzione scandinava passando prima dal pianeta Beach House, quasi a creare un ponte che congiunga anche la Sardegna e la sua steppa ardente.

Prima delle sperimentali e quasi bjorkiane Martians e For The First 3 Years (l’unica, quest’ultima, cantata in italiano, anche se è difficile accorgersene!), Dot To Dot rende giustamente omaggio a un maestro Battiato che, sempre con l’incredibile disponibilità e curiosità di un bambino e con il suo anglo-catanese da occhi lucidi, fa la sua comparsa nel singolo Oceanic Landscape. Non il brano più bello del disco, ma sicuramente quello che nel titolo racchiude la sensazione visiva che dà questo magnifico disco: un paesaggio oceanico, di un oceano extra-terrestre.

21 Maggio 2013
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