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6.2

Si potrebbe – e forse si dovrebbe – disquisire per ore sul ruolo di X Factor all’interno del mercato discografico italiano ma non è questo il luogo adatto. Probabilmente è il format televisivo di intrattenimento generalista con più punti di contatto con la musica tout court (siamo messi bene, direte voi…), l’unico in cui – fortunatamente – le capacità vocali hanno lo stesso peso del comparto stilistico/artistico e l’unico che almeno prova (riuscirci è un altro discorso) a stare al passo con la contemporaneità. Dall’altro lato probabilmente solo un 5% dei cantanti/band che salgono su quel palco ha qualche elemento degno di interesse (su due piedi Landlord, BowLand, Les Enfants, Urban Strangers e poco altro) o comunque una direzione vagamente meno convenzionale, tutto il resto è un mix di omologazione, giovani talentuosi ma con riferimenti e background/ascolti completamente nulli (Ed Sheeran è tra i più quotati…) o una semplice ricerca di qualcuno da spremere discograficamente per un paio di mesi (con risultati alterni).

Con il passare degli anni le cose sono leggermente migliorate, tanto che ci ritroviamo nel 2020 con una edizione con almeno tre o quattro proposte che non avremmo mai visto una decina di anni fa: il techno-cantautorato post-Cosmo di cmqmartina (già lanciatissima prima di XFactor con il mediocre DISCO), l’electro pop-rock di fine anni 90 dei Melancholia (ma l’EP What Are You Afraid Of? è davvero brutto), l’outsider totale N.A.I.P. e le distorsioni tirate dei Little Pieces of MarmeladeLittle Pieces of Marmelade e N.A.I.P. (Nessun Artista in Particolare) come da tradizione hanno pubblicato i rispettivi EP il giorno successivo alla finale (vinta da Casadilego). Quello dei Little Pieces of Marmelade (intitolato L.P.O.M.) è schiavo dell’esperienza televisiva con ben tre cover in scaletta, quello di N.A.I.P. (Nessun Album In Particolare) è invece incentrato sugli inediti, alcuni dei quali già portati ad X Factor.

Il caso dei L.P.O.M. si porta dietro quel macigno culturale che fa sì che vedere/sentire certe chitarre in tv è qualcosa di strano ancora oggi che nessun under 20 (o quasi) ascolta rock. Il duo marchigiano composto da DD (batteria e voce) e Frankie (chitarra) porta in scena sonorità rock tanto spesse quanto sguaiate inzuppate di riferimenti che potremmo definire “di base”. Nel dettaglio, Beastie Boys (la cover di Sabotage era la scelta più telefonata che potessero fare), il lavoro sulla sei corde di Tom Morello (sia con i RATM che con gli Audioslave) e altri power-duo, tra tutti i Bud Spencer Blues Explosion e Royal Blood. Scavando un po’ a fondo – anche se non traspare più di tanto all’interno di questo EP, se non in alcuni frangenti di L.P.O.M. – emerge una vena psych/slacker tenuta ingiustamente a freno durante il programma (a parte la t-shirt degli Spacemen 3 e l’estetica J Mascis del chitarrista), ed è un peccato perché sarebbe l’unica componente in grado di farli elevare oltre il rock da liceali e donare varietà ad un perimetro d’azione tanto chiaro quanto limitato. Positivo senza dubbio l’uso/abuso di una distorsione bella possente su riff e scale che lambiscono furbamente il già sentito, facilitandone l’assimilazione. A proposito di facile assimilazione, il singolo One Cup of Happiness è materiale pronto per diventare un jingle pubblicitario o per finire in high rotation su Virgin Radio e ovviamente non è un bene. La cornice di tutto ciò è una improbabile guerra tra il rock (e più in generale il “suonato”) e la trap messa in piedi dal loro giudice Manuel Agnelli, utile giusto per agitare un po’ il dibattito ma decisamente fuori luogo nel 2020 (6.0).

Michelangelo Mercuri in arte N.A.I.P. è invece un talento vero, forse l’unico in anni e anni di trasmissione con l’aura di artista credibile, competente e colto. Sotto sotto il calabrese è uno di noi, uno che si pone dei problemi esistenziali sul fatto che “ogni giorno scopre dischi bellissimi che non riesce ad approfondire perché ogni giorno scopre dischi bellissimi che non riesce ad approfondire perché…” (Attenti al Loop). Outsider totale, specialmente in un contesto come quello di X Factor, che – nonostante il ventaglio ampissimo di cover che ha dovuto affrontare (da Gigi d’Agostino ai CCCP) – è riuscito sempre ad inserire elementi sorprendenti, inaspettati e tutto sommato convincenti. L’unico limite? Rischiare di cadere nel ruolo di macchietta da cabaret o, peggio ancora, cadere nel ruolo di “quello che deve fare ridere” (pericolosissimo in tal senso il duetto con Elio). Nessun Album In Particolare propone sette tracce – tutte più che dignitose – che fanno da contorno alla già citata Attenti al Loop, che si sviluppano attorno a contaminazioni elettroniche che – azzardando – possono ricordare alcune cose di Iosonouncane. Altrove si affacciano sfumature Tom Waits e Peter Gabriel (Oh Oh Oh) che ben si sposano con un modo di calcare il palco sicuramente nerd ma anche istrionico/teatrale. Meno a fuoco la scarna Bravi Nel Breve, piuttosto inconcludente sia a livello musicale che testuale. Fortunatamente sembra che l’esperienza X Factor lo abbia arricchito più che snaturato, quindi non ci rimane che attendere ulteriori conferme nei prossimi mesi (6.5).

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