Recensioni

6.9

Un disco che prima di tutto è un sentiero da seguire, un po’ come quello a cui accenna il titolo: dieci brani pubblicati online nel corso del 2015 che vanno a comporre il secondo album lungo di Livia Ferri (dopo Taking Care del 2012). Lei è romana, con un background di studi alle spalle incentrato sul songwriting, e in A Path Made By Walking si dichiara attraverso un folk nervoso e articolato, focalizzato principalmente sulla chitarra acustica (ma non solo).

In certe cadenze si riscoprono indomite melodie dimenticate di un alternative americano anni ’90, soprattutto Ani DiFranco (The Boss), ma anche qualcosa dell’ultima Fiona Apple (Dots), i toni riflessivi della prima Laura Marling (Heritage), languide ballad che ammiccano al gospel/r&b (Patterns), cinguettii voce e fingerpicking che richiamano Joan Baez e in generale un certo folk revival inglese dei Sessanta (Happy), e molto altro.

La personalità della Ferri è piuttosto sfaccettata, ed è sostenuta da una voce consapevole e da un timbro riconoscibile affezionato ad una ricchezza nelle geometrie che cerca consapevolmente il cambio repentino, un ginnico svariare sugli accordi da esploratrice del verso. Del resto le capacità per farlo ci sono tutte, in un album che non guarda al presente ma nemmeno troppo al passato, scegliendo una strada personale già formata ma ancora perfettibile nel carattere.

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