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Quella che fa il suo ingresso in scena al Festival di Montreaux nel 1976 è una Nina Simone diversa da come l’avevano immaginata e idolatrata i fan, all’epoca in cui la sua voce gonfiava le radio degli Stati Uniti e di tutto il mondo, e quando sembrava davvero incarnare l’anima di un jazz fatto non solo di geniale improvvisazione, ma anche di rigore e disciplina. È una Nina Simone schiacciata dal peso di tempi che hanno ormai imboccato una direzione che non coincide più né con la speranza, né con il sogno di un futuro migliore. Una speranza che la cantautrice americana ha perso definitivamente la sera del 4 aprile 1968, quando il pastore della non violenza Martin Luther King viene barbaramente assassinato a Memphis. Con What Happened, Miss Simone?Liz Garbus mira a ricostruire quella speranza perduta, dalla sua acerba coltivazione in una piccola chiesa prima di un’esibizione fino all’esplosione definitiva con la marcia di Selma, che porterà Nina Simone ad affrancarsi dalla sua immagine pubblica per costruire quella che sarebbe divenuta un’icona inter-generazionale.

Un lunghissimo passo indietro ci porta nella Carolina del Nord, negli anni Trenta, quando la passione per il pianoforte e la musica classica emerge prepotente in Eunice Waymon – questo il vero nome della musicista – e viene spronato all’approfondimento da un’insegnante. Dopo il diploma, Eunice si trasferisce a New York per approdare alla prestigiosa Julliard School e più tardi a Philadelphia, dove però è costretta ad affrontare il problema razziale per la prima volta nella sua vita d’adulta: infatti, le verrà rifiutata una borsa di studio al Curtis Institute solamente per il colore della sua pelle. Una sconfitta obbligata che costringerà Eunice al trasferimento ad Atlantic City – dove troverà lavoro come cantante in un night club – ma che la doterà di un carattere forte che non l’abbandonerà mai più. Messi da parte i sogni di gloria in territorio classico, approfondisce la sua tecnica vocale e riversa tutti i frutti dei suoi studi accademici nel mondo dell’improvvisazione jazzistica; cambia nome, per mantenere un anonimato che la protegga dalla vergogna di essere scoperta dalla famiglia, e lentamente comincia a costruire un’aura solenne attorno alle proprie performance musicali. Arrivano fama, denaro e successo, culminati con l’esibizione alla prestigiosa Carnegie Hall, prima pianista nera ad esibirvisi (anche se non nel genere musicale che avrebbe preferito). Dopo le numerose interviste concesse a radio e televisione, qualcosa s’interrompe bruscamente e tutto cambia per sempre. Ma cosa? Cosa è successo, Miss Simone?

Liz Garbus suggerisce, indaga e mostra una donna che ha ottenuto il successo, ma allo stesso tempo è priva della libertà di fare o di esplicitare il proprio pensiero a causa di un colore della pelle diverso da quello dei bianchi dominanti. È in quel momento di lucidità che prendono il via le frequentazioni con Martin Luther King e Malcolm X (di cui diverrà vicina di casa), con una Mississippi Goddam cantata davanti a migliaia di afroamericani durante la marcia di Selma e testi di canzoni come Backlash Blues e To Be Young, Gifted and Black diventati veri e propri manifesti della controcultura giovanile di colore. Quel caos, continuamente inseguito nel pubblico, finisce per prendere il sopravvento anche nella vita privata di Simone. Il marito, già insofferente verso il suo attivismo politico, comincia a picchiarla e a minacciare il suo già precario equilibrio emotivo. Il carteggio recuperato dalla regista è emblematico della vicenda personale della cantante, dilaniata dal suo impegno sociale e dalla situazione matrimoniale ormai al collasso. I lati oscuri della sua personalità non sono perciò lasciati in disparte o trattati in maniera sbrigativa; anzi, costituiscono il perno di tutta la seconda parte della storia, quando tornati a quella tragica sera del 1968, Nina Simone decide di scomparire e di non esibirsi mai più, cercando una propria dimensione esistenziale nel viaggio lontano dagli Stati Uniti, ma anche lontano dalla sua unica figlia.

Tornato a Montreaux nel 1976, e cosciente della storia fin qui narrata, ecco che lo spettatore saprà decifrare con più profondità quegli occhi inequivocabilmente mutati che si apprestano a guardare un pianoforte non più simbolo di spensierata passione per la musica, ma oggetto maledetto da affrontare come un demone. Nessuno la rivedrà più fino ai tardi anni Ottanta, quando (forse) cosciente della diagnosi di bipolarismo, Nina cerca, con il fondamentale aiuto dei pochi amici rimasti, di rilanciare la sua carriera e di provare a considerare ancora la musica come una fedele alleata. In tutto questo, l’opera di Liz Garbus risplende e soddisfa sia lo spettatore più attento che il neofita, riuscendo a catalizzare la potenza di un’icona come Nina Simone senza ricorrere a squallidi patetismi o ad enfasi sentimentalistiche; restituendo, invece, seppur in un condensato di nemmeno due ore, un ritratto rispettoso, sincero e devoto.

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2015, What Happened, Miss Simone? è stato prodotto e distribuito sulla piattaforma digitale Netflix, (disponibile anche in Italia). Nominato nella categoria Miglior Film Documentario all’ultima edizione dei premi Oscar, si è dovuto inchinare al ben più lacrimevole Amy di Asif Kapadia.

30 aprile 2016
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