• feb
    01
    2012

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Garrincha Dischi

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L’atteso esordio sulla lunga distanza de Lo Stato Sociale si intitola Turisti della democrazia. Forse perché alcune forme di buon governo (come lo Stato sociale, appunto) se ne stanno andando per sempre, perse “nei fumi del barismo cordiale”, nell’estetica di una società deontologicamente in declino, troppo “vestite” per badare alle cose che contano davvero. Non è banale l’operazione stilistica del collettivo bolognese: dar voce a questo declino, rivalutando il pop d’autore e macchiandolo di un’elettronica non scontata, magari tamarra al punto giusto (Ladro di cuori col bruco, Quello che le donne dicono).

E così, attraverso tappeti e riff di synth formato ti-entro-in-testa-e-non-esco-più, i Sociali escogitano un modus operandi vincente: fondono le truzzate di un qualsiasi Alter Ego (versione Ibiza 2003), la grazia scanzonata del miglior Max Pezzali, la solennità made in Emilia degli Offlaga Disco Pax e tengono tutto e tutti a portata di ghigliottina. Non risparmiano nessuno: etichette discografiche, aperitivi troppo costosi, fantomatiche crisi, partiti fantasmi, governi ombra. Non a caso, se diamo un’occhiata alla tracklist compaiono titoli come Mi sono rotto il cazzo o Sono così indie, degni esponenti di quell’onda lunga che collega l’hip hop nostrano alla canzone d’autore. “Il lavoro debilita l’uomo”(Cromosomi), “Ti donerei il mio cuore, ma non si butta mai via niente del maiale” (Maiale) e altre su questa scia sono le massime pret-à-porter, che, con amabile cazzonaggine (ove alcuni leggeranno invece snobismo) i Sociali ci servono sul piatto color sterco di questa società.

C’è forse da stupirsi? Turisti della democrazia (che ripropone, tra gli altri, anche brani dei due precedenti Ep) è l’ennesima riprova di quanto dietro al cinismo, all’ironia, al nichilismo, agli attacchi da pseudo outsider, all’invettiva, si celi uno stato di cose: il disagio generazionale. Da I Cani (o forse anche da Bugo) in su, un certo filone musicale non ha potuto che seguire la via che gli veniva meglio (e forse anche la più facile): parlare del proprio contesto, delle cose di cui si nutre, con cui ha veramente a che fare. In questo senso l’operazione di Turisti della democrazia risulta totalmente comprensibile e per nulla biasimabile.

3 febbraio 2012
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