Recensioni

6.2

La strada di Lone era segnata con coerenza, ovviamente col senno di poi, già nel primo LP, Everything Is Changing Colour (2007), declinazione del wonky come intersezione di HH strumentale ed electro Duemila con tanta tantissima melodia e colori seppiati e gelatinosi, in odore di glo, come un Madlib melanconico tagliato coi Boards of Canada (azzeccato il parallelo con Bibio, riferimento e fan a sua volta di Matt). Il percorso è proseguito con Lemurian (2008), diviso tra pezzi praticamente perfetti, per costruzione, stile e tempismo estetico, se ci passate il termine, e tracce più mosce, e poi ancora con Emerald Fantasy Tracks (2010) che fin dalla copertina confermava e rafforzava quei suoni e quell'immaginario, ormai ampiamente sdoganati – per restare sul neutro – da tutta l'ondata retrologica. 

La sostanza è la stessa anche qui, opportunamente aggiornata con la cosmesi timbrica e ritmica che impongono gli anni Dieci e le ultime milestone produttive, dal footwork, al massimalismo Rustieano (evidente l'affinità con la "scuola di Glasgow" in un pezzo come Crystal Caverns 1991; che dire invece della inquietante somiglianza con la copertina di Butter versione press release?). Lone cerca la sintesi tenendosi lontano dagli eccessi di genere, insomma si muove con accortezza, ma il risultato manca di quello scatto brillante (nonostante la tavolozza del disco sia smaltatissima) che ti fa appassionare all'ascolto valorizzando tanto il flow della musica, quanto i singoli dettagli.

Ci sono belle stoccate (su tutte l'electro latin/caraibica di Lying in the Reeds, col suo gioco di ralenti nel tema), ma è molto generalizzato un certo automatismo (le intro di tastiere ariose, lo strato di base lounge, le melodie scandite dalle percussioni intonate, sempre uguali; vedi l'incipitaria New Colour) e l'effetto finale è un po' troppo omogeneo, purgatoriale (nel senso dell'indistinto). Il feat di Machinedrum si fa sentire (As a Child), ma anche no (Chtulu) e, per quanto fascinoso, quello di Anneka, nella vaporosa e sabbiata lounge agrodolce della conclusiva Spiralsè poco più che sottofondo.

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