Recensioni

Il nostro Gabriele Marino, a proposito di Galaxy Garden, precedente album di Lone, parlava di automatismi generalizzati, di isolate stoccate di qualità all’interno di un contesto fin troppo omogeneo tra beats e richiami melodici. Stessa cosa può dirsi per Reality Testing. Se possibile, però, le intuizioni degne di nota sono ancora meno.
Il disco si apre con Restless City, house ruvida dal gusto Roulé–Crydamoure, ricordo sbiadito degli antenati di Chicago e New York, ma comunque apprezzabile indicazione della direzione sporca e lo-fi seguita dal produttore di Nottingham. Gli stilemi house dell’incipit, dice lo stesso autore, si mescolano a quelli hip-hop, sia per impostazione grezza, sia – aggiungiamo noi – per anonimato tendente muzak.
Da una parte, quindi, i numeri da club, risultati di anni di oneste produzioni, ma che delineano una parabola creativa vicina alla saturazione. Si battono territori piano-house (Aurora Northern Quarter, Vengeance Video), si apre alla pista più convenzionale con brass-synth digitali (Airglow Fires, Coincidences) per tornare alla sporcizia in cassa dritta (Begin To Begin). Poi i beats, poco convincenti come le tracce pensate per il dancefloor, e che ugualmente a queste non riescono ad invertire il senso di un discorso fondato su basi troppo fragili, su trick giocati sempre alla stessa maniera. Le atmosfere ovattate, i vocalizzi e gli arpeggi di Cutched Under, per quanto cerchino di uscire dal segnale piatto delle collaudate linee sintetiche in salsa west-coast (2 Is 8, Meeker Warm Energy, Jaded), assomigliano troppo ad un altro colpo sparato a vuoto.
Per Reality Testing non può valere nemmeno il cliché del buon artigianato. Sostanziale mancanza di idee, accompagnata da una produzione tutto sommato prevedibile.
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