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Stando a quanto è stato detto nelle numerose interviste rilasciate dagli ideatori (Mirko Cetrangolo, Anita Rivaroli) e dai registi (Francesco Lagi, Lorenzo Sportiello), la moodboard per Summertime, la nuova serie italiana targata Netflix, aveva al centro due titoli di riferimento: Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia – la principale fonte d’ispirazione – e lo (s)cult Sapore di mare dei fratelli Vanzina (1982). Quindi da una parte questo nuovo teen dramedy in otto episodi avrebbe dovuto contenere una semplicissima storia d’amore tra due adolescenti, magari con aspettative di vita divergenti perchè di diversa estrazione sociale, e dall’altra avrebbe dovuto ridare l’idea di un’estate divertente ma malinconicamente fugace, capace di strapparti dal cuore tutto quello che ti ha donato con spensierata generosità al chiudersi dei primi ombrelloni.

Riviera romagnola. Summer (Rebecca Coco Edogamhe) è una liceale di diciotto anni che vive la contraddizione di odiare la stagione di cui porta il nome nonostante sia il periodo dell’anno più atteso dai suoi coetanei, finalmente liberi di spogliarsi delle pressanti responsabilità scolastiche. L’estate per lei è un patimento e le cause risiedono nel ciclico allontanamento del padre, un trombettista jazz “costretto” ad andare in tour per tutta l’Italia (spoiler: si scoprirà che è un membro della band di Raphael Gualazzi). Comunque può sempre contare sulla madre Isabella (Thony), eccentrica ex-cantautrice e barista di un bagno della riviera, la sorellina Blue (Alice Ann Edogamhe) e i suoi due amici d’infanzia, Sofia (Amanda Campana) e Edo (Giovanni Maini). Dopo aver trovato lavoro come receptionist in un hotel di lusso, il fato vuole che Summer si avvicini sempre più al figlio della direttrice, Ale (Ludovico Tersigni), un ragazzo che si è trasferito dalla Capitale per ottimizzare una carriera nel mondo delle moto. Ale ha tutto quello che un ragazzo della sua età potrebbe desiderare: fama, spensieratezza (apparente), una bella ragazza e un amico fraterno che gli fa anche da meccanico (Andrea Lattanzi); però un passato incidente in gara gli provocherà dubbi sul suo futuro.

I detrattori di Moccia potranno sentirsi sollevati quando alla fine del primo episodio inizia a risultare subito chiaro che del libro più iconico dello scrittore romano sia rimasto veramente poco. Purtroppo, quel poco riguarda la “scrittura”. Esattamente come l’accecante fotografia curata da Federico Schlatter, fondata sull’esplosione e iper-saturazione di colori pastello che si ripetono a canone sia nell’abbigliamento dei protagonisti che nel peculiare mobilio da spiaggia italiana, la sceneggiatura a quattro mani – talvolta anche a sei – di Summertime si riempie di dialoghi plastificati che spezzano l’illusione della finzione a favore di un’iperbole dei sentimenti e di quello che tale esagerazione può comportare (la banalizzazione e l’implausibilità).

Di certo non aiuta la recitazione acerba dei ragazzi (a parte Tersigni, già allenato nel genere grazie al ben più interessante Skam Italia), ma in aggiunta alcune scelte registiche impongono la continua e sfiancante sottolineatura dell’iperbole, grazie a improvvisi dettagli stretti in slow-motion e primissimi piani con occhi lucidi in camera e coloratissime luci fuori-fuoco in sfondo. E questo non può che ricollegare la serie a quel “fascino indiscreto della superficie” di Baby, ormai punto di riferimento per tutto ciò che non andrebbe fatto. A meno che proprio non ci si voglia buttare a capofitto dentro la bidimensionalità dei protagonisti, che appaiono e scompaiono sullo schermo allo stesso modo in cui quel Moby Dick di Melville (il libro “estivo” di Summer) viene inquadrato ripetutamente senza una particolare ragione narrativa.

Così dobbiamo tornare ai riferimenti alla commedia dei Vanzina (che, a sua volta, non poteva che citare l’indimenticabile Il Sorpasso di Dino Risi). Ma anche in questo caso l’unico elemento rimasto è quel senso di “inevitabile fine” che accompagna l’estate fin dal suo inizio e che, se preso solo singolarmente e senza l’aiuto della riflessione, è per sua stessa natura effimero. Col senno di poi, a dimostrazione di come non è sempre necessario guardare oltreoceano per il genere teen, sarebbe stato meglio se la fonte d’ispirazione principale di Summertime fosse stato Sapore di mare, un film icona capace di nascondere sotto la maschera della comicità “bassa” e giovanile di Jerry Calà e Christian De Sica i tipici sotto-testi della commedia all’italiana. Grazie all’escamotage del “ricordo”, i Vanzina avevano ambientato la storia nel 1964 (periodo di massimo splendore per l’Italia del secondo dopoguerra) e questo ha comportato non solo una colonna sonora d’epoca e d’eccezione (Edoardo Vianello, Gino Paoli, Mina, Gianni Morandi, Fred Bongusto, The Rokes) ma anche i classici scontri-incontro tra Nord e Sud nel contesto del Centro (la spiaggia versiliese e la famosa “Capannina di Franceschi” di Forte dei Marmi).

Sopprimendo l’immediata – ma intelligente – ironia dei Vanzina anni Ottanta a favore della sfacciata furbizia di Netflix, Summertime vorrebbe far gioco-forza su un’esibita contemporaneità, con personaggi dell’Italia di “seconda generazione” (per fortuna, il fatto che Summer sia di colore non è un tema) e senza pregiudizi di natura sessuale (l’amica Sofia è omosessuale, ma anche questo non importa). Peccato che questa rappresentazione del presente sia un guscio vuoto che a favore dell’intrattenimento più semplice (quando non banalizzato) taglia fuori qualsiasi tematica – più o meno seria – che interessi/preoccupi un qualsiasi diciottenne di oggi (la lista è lunga, ma basta dire che i social non sembrano esistere). Tutto infatti ruota intorno al tira e molla della storia d’amore di Summer e Ale, la cui complessità non sembra andare oltre la più basilare attrazione fisica, ed è ovvio che non era questa l’intenzione a monte. Quindi si ritorna all’idea che la serie scorra sullo schermo con la stessa sostanza di una folata di vento, accompagnato dall’onnipresente colonna sonora voluta da Giorgio Poi. Ma a voler essere ancora puntigliosi, alla playlist it-pop sparata dalle casse di un chioschetto che a fine stagione chiude i battenti (Frah Quintale, Tommaso Paradiso, Coma_Cose, Franco126, CLAVDIO, Mèsa, Germanò, Francesca Michielin), risulterà sempre più interessante la musica di Gino Paoli che Summer ascolta nelle cuffie dell’iPod lasciatole dal padre.

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