• mar
    01
    2010

Album

Kranky

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Scott Morgan è uno della “vecchia guardia” e si sente. Nella sua musica c’è una pensosa saggezza che si avverte dietro le cadenze dei brani, nei modi di gestire il missaggio finale e nella capacità stessa di organizzare il suono e il suo svolgersi nel tempo. Loscil è un classico Kranky ed è ormai trademark di qualità per una nicchia a suo modo abbastanza assortita. Eppure, nello specifico delle dinamiche più propriamente di marketing, è un artista su cui l’etichetta di Chicago ormai punta poco o nulla. Troppo impegnata a piazzare nomi nuovi, nel tentativo sempre costante di diversificare la proposta e aggiudicarsi quel minimo di sopravvivenza.

In tutto questo, Morgan non si cura di null’altro che non sia il suo piccolo mondo. Il suo sound non si sfibra di un millimetro in questo che è il suo quinto parto sulla lunga distanza, anche se la perfezione formale di Plume, qui degrada leggermente e si impiega mediamente qualche minuto di troppo per far quadrare il disegno generale. La densità sonora dei brani fa a gara con il fragile melodismo delle soluzioni.

Loscil è ambient nella vena più classica di Eno e la sua è una piccola metafisica delle attese. Nello specifico Endless Falls ragiona, già a partire dal titolo e dalla copertina, sulla gravità, sul peso come costante e sulle precipitazioni. Parte e finisce con il campionamento della pioggia di Vancouver, registrata un pomeriggio dal portico di casa e si chiude con il suono inedito di una voce umana, quella di Daniel Bejar, che nell’ultima traccia va di spoken-word e spezza non poco l’alchimia di Morgan. Nel mezzo il solito programma di estasi ambient: molto elegante, molto umorale, a tratti emozionante.

20 Marzo 2010
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