• Lug
    13
    2018

Album

Tri Angle

Add to Flipboard Magazine.

L’elettronica decostruzionista di J’Kerian Morgan da sempre suona come una sorta di contrattacco. Le sue uscite chiave (Damsel In Distress del 2014, l’EP Heterocetera e il mixtape Agitations, entrambi usciti nel 2015) solidificavano uno stile all’insegna di aritmia, rumore e perforanti beat, emblematico di una sensibilità neo-industrial allora dilagante (Chino Amobi, Elysia Crampton, Angel-Ho, tra gli altri) e che ancora regna sovrana in molta elettronica sperimentale. Reduce da un trasferimento da Houston, Texas, a Berlino, Lotic contribuì a fondare con i produttori M.E.S.H. e KABLAM la serata Janus, una sorta di risposta europea ai party GHET20G0TH1K di New York e un contrattacco, per l’appunto, alle forme di discriminazione incontrate nei club techno-centrici europei. Il filo conduttore che va da GHET20G0TH1K al panorama berlinese post-Janus, è un’estetica difforme, dissonante, che rivendica un proprio spazio risolutamente queer e sembra intimare: «Don’t mess with us».

Incastonato in questa estetica, amplificata dal successo internazionale di Arca, è da sempre un programmatico onnivorismo, cui Lotic ha contribuito in gran misura con i suoi DJ set e mix poptimisti: il suo rework in chiave militaristica di Formation di Beyoncé, pubblicato all’indomani dell’elezione di Trump, rimane un documento fondamentale di questo shift generazionale. Considerata la risonanza del suo lavoro (inclusivo di un remix di Notget commissionato da Björk), sembra quel tanto anacronistico etichettare Power, come vorrebbero i comunicati stampa, come il suo debutto. Con i suoi metamorfici 40 minuti, in bilico tra l’arsenale industrialista ampiamente impiegato in passato e nuove, più digeribili soluzioni avant-pop, il lavoro, più che un debutto, è un album di ripartenza. Sintomatici di questa transizione verso un (im)possibile ingentilimento del suo sound sono la comparsa, per la prima volta, della sua voce e i cenni a una ritrovata fluidità nella propria identità di genere. Nelle foto, nelle sue performance e nel video del primo singolo Hunted, Lotic si divide tra muscoli, trucco e lunghe chiome, oscillazioni che ricordano non poco il drag in divenire di Mykki Blanco e che si allineano, a loro modo, con i recenti percorsi performativi di Arca e Sophie.

Nei suoi momenti più estrosi Power racconta questo senso di autoaffermazione con un’irresistibile aria di sfida. In Hunted Lotic gioca ad incastrare i propri vocalizzi tra poliritmi e detriti digitali, sussurrando un micromanifesto di resistenza al pregiudizio: «Brown skin, masculine frame, head’s a target / Actin’ real feminine, make ‘em vomit». In Bulletproof trasforma contrattempi e corrosivi bleep in un’accecante, impenetrabile armatura: «I’m a bulletproof n****», intona con distacco. Questo senso di rivalsa è espresso al meglio nelle colluttazioni tra rumore e archi della sinfonica Distribution of Care e nell’eccellente Nerve, in cui Morgan esplicita il proprio debito con l’hip-hop, creando un asfittico episodio di trap subaquea: «You got nerve / bitch, you gon’ get curved», rappa con impertinenza e una voce ultra-processata. A chi già garbavano i salti mortali tra Nicki Minaj e il noise più punitivo dei suoi DJ set, il brano suonerà come un tardivo regalo.

L’altro lato di Power sono i tanti momenti di vulnerabilità, dai luccicanti synth e clavicembali digitali dell’overture Love and Light alle auliche derive di Solace, in chiusura, dove l’interpretazione di Lotic più si avvicina all’Arca del 2017. Che si tratti di mantra motivazionali («How can I just be / Healthy living free?», si chiede in Solace) o poemi ispirati al mal d’amore (Heart), un generale senso di pericolo non abbandona mai del tutto le composizioni più intimistiche di Lotic. Emblematico in questo senso è Fragility, in cui un malinconico, melodioso scampanellio finisce per scontrarsi con un estemporaneo beat sparatutto. Uno spezzettato rumore di sottofondo accompagna la scena, facendo suonare il brano come un carillon in azione, abbandonato tra i detriti in una discarica.

Ai toni di malaise esistenziale e al brutalismo di contrattacco che ormai ci si aspetta dal progetto Lotic, Morgan ha finalmente saputo unire un ampio spettro di emozioni e una (losca) giocosità, capaci di raccontare un’avvincente parabola di ricostruzione. Pur essendo, nel complesso, un ascolto tormentato (le manie di grandezza vagamente prog della title-track sono l’unico momento potenzialmente estenuante), Power declina i suoi temi portanti (resistenza, affermazione del sé) attraverso una sorprendente varietà di stimoli sonori, facendo emergere le influenze e la visione di Lotic per la prima volta a tutto tondo.

14 Luglio 2018
Leggi tutto
Precedente
Artura – Drone
Successivo
John Coltrane – Both Directions at Once: The Lost Album

album

artista

Altre notizie suggerite