Recensioni

La progressione del producer parigino Low Jack è rapida quanto interessante: in solo un anno e mezzo circa dall’esordio techno mancuniano di Slow Dance (Get The Curse, 2012), passando per la house sporca ed energetica di Free Pyjamas (Delsin House, 2013) e il surgeoniano 12” Like It Soft pubblicato in coabitazione con Qoso (In Paradisum, 2013), con Lashes, l’EP uscito nell’autunno 2013 (ancora In Paradisum), il barbuto ventottenne Philippe si addentra in territori rumoristi dove i bpm impattano violentemente, picchiando allo stomaco. Industrial house analogica con allucinate propaggini techno: preda perfetta per Ron Morelli! Il padre padrone della L.I.E.S., trasferitosi da qualche tempo a Parigi, non poteva lasciarsi scappare la prima opportunità di mettere il cappello su questo ardito concittadino.
L’occasione è nata dal live set tenuto da Low Jack nell’estate scorsa al Musée du Quai Branly, bellissimo centro culturale a pochi passi dalla Tour Eiffel, per Siestes Électroniques, un lungimirante festival nel quale vari producers vengono invitati a reinterpretare il ricchissimo catalogo etnomusicologico del museo (il più grande del mondo dedicato alle culture non-occidentali). Per l’occasione Low Jack sceglie di attingere alle sue radici, concentrando le sue ricerche sulla cultura e i suoni dei Garifuna, tribù delle coste dell’Honduras frutto dell’incontro di africani scampati al naufragio di navi negriere con i Caraibici locali.
A dire il vero si tratta solo di un pretesto, ottimo spunto mediatico per le press release: Low Jack, adottato da una famiglia francese a soli quattro mesi, con l’Honduras non spartisce nulla se non la nascita. E i campioni sonori sono così manipolati da nasconderne quasi completamente l’origine field recording. Dopo aver ascoltato la registrazione dell’evento, Morelli ne ha subito ordinato una versione ridotta da pubblicare sotto la sua etichetta, e Low Jack smonta e ricostruisce il tutto con nuovi samples. Il risultato è un esordio sulla medio-lunga distanza interessante proprio perché spiazza, malgrado il fatto di vederlo pubblicato per la L.I.E.S.: zero per cento house, cento per cento ambient noise astratta ed evocativa. La ripetitività dei sample diventa tribalismo industriale, ipnotico e sciamanico. Solo per la marcia distorta Crickets Dance e per le ultime due tracce si può utilizzare il BPM counter: in New Life e in Free People le percussioni ancestrali prendono il sopravvento, riecheggiando Muslimgauze e Zoviet France.
Garifuna Variations risulta del tutto in linea con gli ultimi sviluppi downwardsiani di Morelli, sempre più alla ricerca di suoni freaks e “altri” da aggiungere alla palette della sua label. L’ablum rappresenta un passo ulteriore verso quello sdoganamento del suono elettronico oltre il dancefloor che ultimamente sta avendo spazio nel catalogo L.I.E.S., come esemplificato dalla kosmische kraut di Jahiliyya Fields (Unicursal Hexagram, 2012), dalla pseudo colonna sonora di KWC 92 (Dream Of The Walled City, 2013) o dall’ambient esotico di Gunnar Haslam (l’album Mimesiak del 2013 e il 12” Porte Maillot, uscito nel gennaio 2014).
Questo disco rappresenta anche un ottimo segnale di vitalità artistica e voglia di alzare l’asticella per Low Jack: nome da tenere d’occhio, ma già predestinato a cavalcare la tigre dell’hype nell’ambito della dance più sperimentale e di nicchia.
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