Recensioni

Al tempo del debutto, Twin-Hand Movement (2010), i Lower Dens erano perlopiù una guitar-band dal suono calmo e confortevole annodato su differenti linee di chitarra e intrecci intuitivi. Passano due annate fatte di tonnellate di problemi interpersonali e continui cambi di lineup, e il sophomore Nootropics arriva come una vera svolta, tutta in positivo.
Grazie all'ingresso del tastierista Carter Tanton, l'ora quintetto toglie alcuni nebbiosi riverberi e voluminosi riff connettendo organiche vocalità dreamy in loop stratificati, tempi motorik à la Neu!/Kraftwerk con cupi arrangiamenti Warpaint-iani e dunque un'inedita mossa krauta.
La sperimentazione non intacca il songwriting: la frontwoman Jana Hunter, freak-folker parte dell’entourage di Devendra Banhart, mostra un gusto innato per la creazione di voli melodici in stile Sigur Rós passando per gli angoli nostalgici delle menti. Le tastiere, altro elemento di novità, pur nei passaggi emozionali vicini al dream dei concittadini Beach House (Propagation, Lamb, Nova Anthem), o asservite ad aggiungere vago colore e spazio alla progressione droning, godono di momenti dominanti fatti per esaltare la voce della Hunter a strumento ancor più potente di quanto già ascoltato nell’esordio.
In perfetta sintonia col titolo (una droga che altera i neurotrasmettitori per incentivare intelligenza e memoria) e con gli umori scuri della 4AD, la fredda anima di Nootropics risiede proprio qui, nell’uso della tecnologia per estendere le capacità umane. La sublimazione sonica di tutto questo arriva nella conclusiva In The End Is The Beginning: 12 minuti di lugubri, metallici suoni in ripetizione con il solo canto della Hunter a sollevarne il peso.
Eclettico, ottimamente composto, difficile e ambizioso, intrigante, Nootropics è un disco per chi preferisce l’immersione totale al “pick” di tracce singole. Se Twin-Hand Movement possedeva momenti di magia immediatamente riconoscibili (Completely Golden), la nuova prova gode della magia dell'insieme.
Nell’annata 2012, nel pieno dell’era social-network dove tutto richiede impatto instantaneo, un solo altro disco può, in parallelo, giocarsela sullo stesso terreno di moderazione: Ekstasis di Julia Holter che agli incubi robotici oppone day-dream barocchi.
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