• Mag
    06
    2016

Album
LUH

Mute

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L’estate del 2011 in Inghilterra viene ancora oggi ricordata come una tra le più violente degli ultimi decenni, almeno dai tempi dei disordini di Brixton del 1995. Tra il 6 e il 10 agosto le strade delle più importanti metropoli britanniche vennero prese d’assalto e messe a ferro e fuoco da orde di giovani incappucciati, figli del malumore che da tempo covava nei sobborghi più poveri. In quei giorni edifici, automobili e cassonetti in fiamme resero l’atmosfera plumbea e irrespirabile, e ad alzarsi da sotto di essa – alcuni di voi se lo ricorderanno – c’era la musica cavernosa e primordiale di quello che si definiva un collettivo di artisti e musicisti (con base a Manchester), i WU LYF. Con il loro heavy pop (questa l’etichetta auto-assegnata) abrasivo, la band che faceva parlare di sé per aver adottato un completo anonimato e uno stile comunicativo tra l’avanguardia e la provocazione agit-prop di scuola Pop Group, si era guadagnata gli onori della cronaca musicale d’Oltremanica. Ma con l’assopirsi dei focolai di contestazione, fu come se anche per i WU LYF fosse venuto meno il motivo di esistere. Ellery James Roberts, Evans Kati, Tom McClung e Joe Manning (ovvero i membri fissi del collettivo mancuniano) dichiararono conclusa l’esperienza nel novembre dell’anno successivo, e da quel momento ognuno prese la propria strada. Roberts fu il primo a fare le valige, mentre Kati, Manning e McLung (prima di dar forma rispettivamente ai Dream Lovers i primi due, al moniker Francis Lung il terzo) cercarono di tirare avanti sotto la ragione sociale dei Los Porcos. Non ne uscì nulla di particolarmente memorabile, o che fosse quanto meno in grado di avvicinarsi ai livelli di Go Tell Fire to the Mountain, e dei quattro si persero praticamente le tracce.

Almeno fino all’ottobre del 2014, quando Ellery James Roberts uscendo allo scoperto annunciava il ritorno in scena con un nuovo progetto in condivisione con la sua dolce metà, Ebony Hoorn (visual artist olandese). Fu quindi attraverso il lancio di due “singoli”, Kerou’s Lament e Unites, che i LUH (acronimo del già di per sé evocativo Lost Under Heaven) proclamarono la propria esistenza. E dalle due tracce appena citate appariva evidente come l’esperienza WU LYF, per certi versi, continuasse sotto mentite spoglie. Spiritual Songs For Lovers To Sing (Mute Records) pare infatti essere legato da un filo rosso alla produzione artistica che lo aveva preceduto, grazie a quel comune denominatore che si impone inevitabilmente su ogni altra cosa: la voce di Roberts, un impasto tra il timbro crooner di Archie Marshall (King Krule) e quello più pulito e pop di Samuel T. Herring (Future Islands). Da un punto di vista squisitamente musicale, invece, i suoni primordiali e tribali che caratterizzarono Go Tell Fire to the Mountain sono stati “rimpiazzati” dalla sinteticità di una produzione (affidata a Bobby Krlic, aka The Haxan Cloak) sospesa sul filo dell’elettronica più commerciale e di un più grezzo post-punk dalle striature gothic (vedi le spigolose chitarre di Lost Under Heaven). E proprio l’epicità dei tappeti elettronici, che a volte sembra sconfinare in qualcosa di fin troppo borioso (è il caso della la seppur ottima $ORO, tripudio di voci iper-sature manipolate in auto-tune, o dell’inno Beneath The Concrete contrassegnato da una sezione ritmica sciamanica), finisce con il rendere maggiormente apprezzabili gli episodi più rarefatti e posati: il giro di piano della opentrack I&I, il fluttuare interstellare di Future Blues, i riff orientaleggianti di Here Our Moment Ends e la ballata finale piano-voce di The Great Longing, in cui il delicato cantato della Hoorn ha il merito di far scivolare le urla cariche di rabbia e disperazione della sua metà maschile lungo il letto di un fiume calmo.

Ellery James e Ebony, con Spiritual Songs for Lovers to Sing, hanno così creato il loro universo (artistico e sentimentale) decadente, post-romantico e completamente anarchico (ascoltare per credere l’invettiva gandhiana in coda alla prima versione di Kerou’s Lament: «In a state of enlightened anarchy each person will become his own ruler, they will conduct themselves in such a way that the behaviour will not hamper the well being of their neighbours. In an ideal state there will be no political institutions and therefore no political power»). E tutto lascia intendere che il loro amore, da cui dipende inevitabilmente il connubio artistico, possa essere più resistente di una molotov che deflagrando in direzione di un cielo immenso e irraggiungibile lasci dietro di sé solo detriti e polvere.

 

14 Maggio 2016
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Spiritual Songs for Lovers to Sing

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