Recensioni

I londinesi sono stati i più veloci nel passare dalle parole ai fatti. Appena pochi mesi fa l’annuncio del loro ritorno veniva salutato senza troppo clamore, dopo l’impressionante sequenza di band riattivatesi per racimolare i benefici dell’hype tornato a splendere sullo shoegaze. Va detto che il loro legame con il genere è sempre stato strumentale. Alla base della loro musica e degli intrecci vocali di Miki Berenyi ed Emma Anderson c’è un’idea di pop piuttosto classica, quella dei girl group e delle chanteuse dei 60s.
In questo senso il nuovo EP non fa che assecondarne la natura più intima, ripulendolo delle velleità dreampop e rendendo il sound del gruppo impermeabile allo scorrere del tempo. Accade soprattutto con Burdahm Beeches, solido guitar pop dal freschissimo sound 60s, appena increspato da un’elettricità liquida su cui si impastano fiati che fanno tanto Belle & Sebastian. Dei quattro pezzi che riportano il nome dei Lush nelle mappe del pop, Out of Control è quello a cui spetta il compito di mettere a proprio agio i fan di lungo corso. Una classica strimpellata altalenante fra effluvi psych, riverberi e voci flautate. Una ricetta che i londinesi ci hanno somministrato in dosi abbondanti sin dai tempi di De Luxe e che oggi si limita a far riprendere familiarità con il sound del gruppo.
Molto meglio Lost Boys, ballad sulfurea dalla melodia circolare e il crooning trasfigurato, in cui è facile leggere il cordoglio mai sopito per il suicidio del batterista Chris Acland che nel ’96 portò allo scioglimento della band. Si chiude sulle atmosfere badalamentiane di Rosebud, forse il frammento più cinematico composto dai Lush. Quello che ce li mostra sicuri anche al di fuori della loro comfort zone, capaci di far convergere lo stile del gruppo verso un sound attuale e maturo di cui si attendono volentieri nuovi sviluppi.
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