• Mar
    18
    2016

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Sacred Bones

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Con International Hannes Norrvide aveva trasformato il suo scuro progetto post-industrial/goth/electro in un trio wave e synth pop innamorato, malinconico ed escapista che si rifaceva esplicitamente tanto al ballabile e ai vocalizzi di Bernard Sumner dei New Order, quanto a tutto un dolciastro portato melodico britannico che andava dagli immancabili Cure ai più piacioni Human League, fino ad accarezzare qualche sagoma altezza Pet Shop Boys. «[Quel disco] è nato quasi per caso», affermava in una nota stampa promozionale Loke Rahbek, che, assieme a Maithe Fisher, completava i nuovi assetti. «Inizialmente dovevamo solo fare una canzone o due, ma nel giro di poche settimane è diventato evidente che si trattava di una combinazione che stava funzionando. Il periodo era strano, cose terribili erano accadute nella vita di ognuno di noi fuori dallo studio. Abbiamo passato molte ore in studio, come se fosse una zona sicura». La metafora dello studio come rifugio e conforto – rispetto ad un mondo circostante che ha inflitto dolore e frustrazioni – è ideale per comprendere come un progetto no-fi nato con tutt’altri presupposti si ritrovi immerso capo e piedi in un’epoca storica precisa per il pop rock britannico, un sound che tende ai Novanta senza toccarli mai, che ha convertito le persiane del passato con la luce tagliata dalle veneziane.

Due anni più tardi, dopo un tour che ha sancito il successo del nuovo corso e una deluxe edition di International (con remix, tra gli altri, di Helm, Silent Servant, Total Control) che sta lì a dimostrare quanto anche il disco abbia venduto bene, i Lust For Youth ritornano riallacciandosi alle medesime coordinate di quel lavoro, abbandonando il lato più chitarristico wave (niente più pezzi à la Epoetin Alfa) e cercando di curare maggiorente il songwriting e la coerenza dell’intonazione vocale, dato che il difetto maggiore di International risiedeva proprio nell’incapacità di Norrvide di competere con testi e carisma dei frontman a cui s’ispirava. Compassion, prevedibilmente, è la prova più luminosa finora composta, ed anche la più ballabile e rotonda, quella che alterna i singoli, i brani scremati dalle session e i pezzi atmosferici.

Nonostante il disco conservi piccole parentesi rivolte al passato e a certe sonorità sull’asse Joy Division / New Order, vedi la strumentale Easy Window, già da un brano come Limerence è chiaro che lo spleen mancuniano-danese della precedente prova ha lasciato il posto a un tiro più compatto e pop, tanto da farci capire che questo è il disco con il quale i Lust For Youth vogliono far breccia nel cuore di chi con queste sonorità ha già un certo trascorso e si aspetta determinati standard. Dunque non tanto Tokyo, quanto Sudden Ambitions è senz’altro il pezzo con il quale Norrvide può arrivare davvero a quei cuori. In scaletta troviamo anche una Better Looking Brother, unico brano sopra i 4 minuti (7:29), il classico pezzo da New Order periodo ibizenco, retrogusto balearic compreso nella scatola, e non è niente male, mentre Display (con ospite Soho Rezanejad ai cori) e In Return (uno spoken word à la francese ma parlato in svedese) chiudono discretamente il lato atmosferico e “ballad” del disco.

Se per i Cold Cave Cherish the Light Years potrebbe aver rappresentato una parentesi pop in un percorso innamorato dei sottoscala e dell’elettricità (vedi la loro recente Nothing Is True But You), i Lust For Youth sembrano invece seriamente intenzionati ad aggiungere nuovi capitoli ad una storia ben nota guardando ancora agli 80s in un periodo in cui tanti, troppi, vorrebbero riportare in auge i 90s del brit pop e dei Pavement. Lo fanno scansando facili critiche di revivalismo, ponendosi a capo di un movimento che, da un’angolazione scandinava, racconta la new decadence di oggi, con un briciolo di speranza.

19 Marzo 2016
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