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Esiste un contraltare al nero per il fenomeno hypnagogic? Se sì, di sicuro ha (o avrebbe) le sembianze di questo Solar Flare. L’esordio sulla lunga durata del duo svedese vive delle stesse sfocate atmosfere oppiacee e destrutturanti di cui si nutre l’immaginario hypna-pop, soltanto che, essendo il sole svedese tutt’altro che luminoso e caliente quanto quello californiano, ciò che esce fuori ne sembra una rivisitazione in chiave dark-goth con ampi passaggi quasi ambient.rumoristi e atmosfere industrial-beat non del tutto opprimenti.

In più Amanda Eriksson e Hannes Norrvide si fanno apprezzare non come brutal-noisers degli affini giri Release The Bats (per cui uscì lo split 7” coi Blessure Grave) e Utmarken (omaggiati nella omonima compila in vinile 10” di un paio di anni fa), quanto come interpreti oscuri di una sensibilità quasi accessibile e affascinante, in virtù del surplus ritmico, se non addirittura dance (Solar Flare e Far Away sono ottimi esempio di questa marcia fascinazione per il dance-floor post-industriale) per lo meno wavey (Sickness).

Buchi neri industrial o gorghi noise qua e là  (Eternity Now, l’Intro), atmosfere caliginose e asperità diluite in cosmiche assenze di gravità (Red Lights), sono il degno contraltare alla malinconica e struggente coltre nera che costella tutto l’albo in un coacervo di riverberi e memorie sfasate, reiterazioni offuscate e deliqui vocali (Taste Of Skin). Guarda caso proprio ciò che contraddistingue il trend di cui sopra e che qui invece sembra essere declinato in chiave notturna. L’ideale per animali notturni in cerca di bagni di luna.

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