• Ott
    09
    2012

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Macklemore LLC

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Tra le novità più interessanti di quest’anno bisogna senz’altro considerare Macklemore, un ragazzone biondo di Seattle con tutte le carte in regola per essere considerato uno dei primi rapper “buoni” ad essere credibile, quel classico tipo di ragazzo che saresti contento di presentare ai tuoi o alla fidanzata. Debutta a metà duemila conThe Language of My World ma il salto diqualità arriva qualche anno più tardi, nel 2009, grazie al sodalizio artistico con il giovane produttore Ryan Lewis. Ne vengono fuori ottimi brani come Otherside (la cui base è proprio il brano omonimo dei Red Hot Chilli Peppers) e My Oh My e oggi arriva The Heist, debutto al numero 2 della classifica Billboard 200 con tanto di feat. di lusso comeSchoolboy Q e Ab-Soul, due big del giro HH underground americano.

Macklemore ha molte qualità: il flow svelto, la scrittura e un look cool-ma-non-troppo, ma a renderlo veramente interessante sono personalità e piazzamento. La scena hip hop contemporanea è satura di bad boys e grandiosi edonisti e figuriamoci se le paternali dei Public Enemy possono fornire un’alternativa convincente. Macklemore è il tipo giusto. E’ istruito e divertente e sa parlare di temi seri senza risultare moralista o noioso, descrivere i cattivi senza tirarsi fuori da essi. In Wings gioca sul feticcio Air Jordan (le idolatra e le ridimensiona), in Same Love parla d’omosessualità dal punto di vista di un adolescente confuso di fronte al mondo adulto pieno di stereotipi. Nel fortunatissimo singolo Thirft Shop è irresistibile con quel taglio naif e spensierato che è poi il suo forte. Eppure è sui temi di droga cari alla scena – vedi ancheKendrick Lamar – che le cose si fanno serie sul serio. Mack risulta credibile proprio grazie a una storia personale fatta di abusi di droghe e un periodo di lavoro in programmi di recupero per giovani detenuti basato proprio sul rap. Il cattivo-ragazzo-ripulito-sa-cosa-dice, ama fare shopping in posti economici e tenere pizza party. Quel tipo di ragazzo che presenteresti ai genitori e alla ragazza che però non è poi così clean in fondo.

Il lavoro sulle rime trova una sponda sicura nella produzione di Ryan Lewis, bravissimo nel tagliare un hip hop dalle venature pop per nulla hardcore, basato su strutture articolate e stratificazioni di sonorità, senza grossi campionamenti (coerentemente al budget e al target tipicamente indie) ma centrato sulle parti di pianoforte e violino. E poi c’è la versatilità negli stili: dai brani più strutturati e autoriali come Ten Thousand Hours e Wings, al divertente e swingante Thirft Shop, passando per l’elettronica quasi wonky di Jimmi Lovine (in featuring conAb Soul) e a quella southern di Gold. I momenti più audaci li troviamo in Bombon, strumentale a base di pianoforte, violino e percussioni quasi tribali e la conclusiva Cowboy Boots, con inserti country.

Gran bel disco The Heist e probabilmente il meglio deve ancora arrivare. Molto più di altri, Macklemore ha il bisogno di rimanere un modello positivo in cui i giovani possano riconoscersi, questa la sua più grande sfida. Riuscirà a farlo dall’alto delle classifiche (leggi anche alla voce melodie troppo leccate)?

14 Dicembre 2012
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