• Mag
    24
    2019

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La Tempesta International

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Una liturgia del male tra ancestrali richiami al nero e litanie da fine del mondo, ma focalizzate su una ricerca antropologica che ormai viene portata avanti da tempo. In una battuta questo è il senso di Nel Sud, il nuovo album di Mai Mai Mai incentrato su una visione diremmo hauntologica del sud Italia, delle sue tradizioni, dei suoi lati oscuri e delle sue persistenti contraddizioni (sociali, culturali, ecc.). Nato come sonorizzazione di filmati di nomi storici dell’etnoantropologia italiana (da Vittorio De Seta a Luigi Di Gianni), Nel Sud è una rielaborazione noise-droning con scarti da rumore bianco delle atmosfere, invero smostrate e ipnotiche, del Mezzogiorno, tra magia, rituali, canicola, presenze e fascinazione atavica.

Voci trovate, canti ossianici, ritualità al guado tra paganesimo e cattolicesimo, contrasti accesi tra progresso e ancestralità si muovono da un fondale antico, disseppellite prima dai documentaristi di cui sopra (e per fare un nome, dall’ormai mitico De Martino) e ora da alcuni ricercatori sonori (come non pensare ai sodali Heroin In Tahiti dell’opus Sun And Violence), per arrivare all’oggi grazie alle manipolazioni, ripetiamo, estremamente ipnotiche e stordenti, che Mai Mai Mai riesce a convogliare utilizzando fonti sonore originali (la marcetta da festa di paese che emerge in Tarantula, il canto di quella che sembra una bambina in Magia Lucana) e suoni elettronici originali, spesso se non sempre in modalità droning. Quello che ne esce è l’ennesimo passo in avanti in un percorso (la precedente trilogia del Mediterraneo) che il romano d’adozione porta avanti oramai da una (corposa) discografia, ribadendo l’attualità di un certo passato tuttora da indagare o da reinventare (si pensi al lavoro della canti Magnetici, per fare un nome) e rendendo manifesti i fantasmi di quel passato che infestano l’attualità, che, anzi, continuano a (con)vivere sottocutaneamente in un presente che sembra volerli dimenticare o relegare a una macchietta folcloristica.

Ponte sonoro tra epoche storiche, esorcismo vivente tendente a una sorta di purificazione del passato, incontro/scontro tra dicotomie viventi (ruralità e progresso, mondo contadino e tecnologia, ieri e oggi, credenze e razionalità), Nel Sud è un viaggio oscuro, difficoltoso, irto di asperità eppure, una volta scardinato, foriero di sensazioni contrastanti, vivide eppure sfocate (proprio come in certi paesaggi bruciati dal sole), ammalianti e insieme laceranti. Esattamente come risulta anche ai nostri occhi quella splendida contraddizione a cui diamo il nome di Mezzogiorno d’Italia.

5 Luglio 2019
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Mai Mai Mai

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