• Feb
    01
    2012

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Martelabel

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All'epoca dell'esordio Mestruazioni – correva l'anno 2009 – ci sembrarono promettenti malgrado la tendenza a certe sbracature aggratis, cui comunque alternavano pugnalate rugginose di quelle che lasciano il segno sulle anime più o meno belle. Accogliamo con piacere quindi il ritorno del famigerato quartetto da Lanciano, non fosse che per la tracotanza con cui rilanciano la palla del rock-in-italiano anni Zero in una zona di campo presidiata da spasmi crossover, propulsione punk-funk e strattoni math-rock, per poi da lì imbastire trame sarcastiche, nevrasteniche e malmostose.

Roba da cuginetti indignati del Teatro Degli Orrori col virus Faith No More (Norman), circostanze che ti fanno ipotizzare un Bugo invasato da fregola wave disco !!! (Irreversibile) e sdegno Lo Stato Sociale (Nei palazzi), per non tacere della centrifuga di spasmi Jane's Addiction, frenesia cocainica Vasco Rossi (quello dei primi 80's) e protervia Gazebo Penguins – con spolverata Marlene Kuntz deteriorati Skiantos – di Pornobisogno. Una mistura sonica che procede stantuffando con ampio spargimento d'acido, non mancando di timbrare il biglietto dei testi folgoranti con arguzia costante ("Bukowski dimmi la verità, di quelle birre non ne hai bevuta la metà", oppure "signor poliziotto mi dispiace rovinarle la festa/ le bombe non ce l'ho nella valigia, ce l'ho nella testa") e qualche slancio poeticamente genialoide ("quando sei caduta, lo dico sul serio/ ho visto una stella esprimere un desiderio"), con ciò collocandosi in un solco intermedio tra la emo-sloganistica dei Vasco Brondi e il lirismo espressionista à la Marta Sui Tubi.

Al netto di qualche apnea compositiva (la loffia Marilyn Monroe) e certo strisciante qualunquismo (Macedonia, la titile track), il sophomore dei MaDeDoPO ci consegna una band vivace e intrigante, sul cui futuro il malanimo dark-wave della conclusiva Il numero otto apre buone prospettive di rock diversamente cantautorale.

2 Febbraio 2012
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