Recensioni

7.1

Polistrumentista di formazione jazz, dopo aver militato come bassista nell’esperimento noise/rock dei BhavaManuel Volpe approda all’esordio solista con Gloom Lies Beside Me As I Turn My Face Towards The Light: un album che, partendo dai languori mediterranei della terra d’origine – la Sicilia –, compone un ricercato mosaico di suoni che attinge tanto dal blues quanto dal cantautorato folk/acustico.

Ma sono numerose le suggestioni che colorano il disco: già con il polveroso incedere dark dell’iniziale A Ruin, è chiaro come il progetto del musicista siciliano cerchi di distaccarsi dalla matrice cantautorale nostrana, non solo per quanto riguarda la scelta di cantare in inglese, ma anche per le influenze generali. Il songwriting di Volpe, infatti, strizza l’occhio alla languida indolenza di Waits e Cave e al fascino western della colonna sonora morriconiana, come mostrano gli echi da murder ballads di certe Lay To Rest e Dog’s Heart arricchite dalla presenza di fiati e archi. Un’attenzione per gli arrangiamenti che risulta evidente anche negli inserti zigani di The Woeful Harbour – esempio di un ricerca sonora sempre attenta alle radici – e che ritorna nella cantilena notturna di Penumbra o nel folclore più tradizionale di Porto Empedocle, richiamando la stessa versatilità e le stesse riflessioni in chiaroscuro di un altro siciliano, quel Carlo Barbagallo amico e ospite dell’album.

Nel complesso il pregio maggiore del debutto di Manuel Volpe è l’abilità nel costruire un percorso perfettamente inserito nella tradizione, ma allo stesso tempo in grado di creare un immaginario a sé stante: una proposta convincente, che riesce a dimostrarsi evocativa e riconoscibile senza cadere nella trappola del prevedibile.

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