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7.2

…si aspetta l’inverno… è l’episodio più scuro di tutta la discografia dei manzOni. Il parlato di Tenca e le musiche della band s’aggrovigliano in una sorta di blues esistenziale, claustrofobico, forse ancora più nitido e scorticato rispetto al passato. «E… il tempo rallenta», scrive nelle note stampa il front-man ormai sessantenne della formazione, «diventa tutto più…scontato, senza sorprese» e «vorresti che il tempo non solo fosse più lento… ma fosse un sonno infinito». Una riflessione sulle stagioni della vita – «l’orizzonte è la linea che porta alla morte. Quando sei un giovane albero, l’orizzonte non lo vedi… ci sono gli alberi più alti davanti a te che te lo nascondono… che “ti proteggono”» – in bilico tra vivi e morti, carne e ricordi, «tutti a far festa nella mia testa» (in una La festa che sembra rubata ai Birthday Party di Nick Cave).

Niente sovrastruttura, niente codici estetici ambigui da interpretare, niente scenografia, nessun ammiccamento stilistico all’attualità musicale: i manzOni testimoniano alla loro maniera il realismo spietato di quella provincia italiana fatta di capannoni e condomini, illusioni sfiorite e nevrastenie, giornate tutte uguali e paura della morte (l’ossessiva e bellissima Manca il ritorno), senza le maschere perbeniste della televisione o le ipocrisie del cattolicesimo. O dell’ideologia, come accade in una 12-11-1994 in cui viene descritta una manifestazione di piazza che rinfranca col suo senso di comunità, ma solo fino a quando il sole non tramonta e ci si ritrova nella solitudine di sempre.

Il suono lavora per circuiti quasi sempre chiusi, reiterati, in cui il post-rock originario della band, qui scarnificato oltremisura tanto da assomigliare quasi a un post-punk, fa da contraltare ai testi intimi e diretti di Tenca imbottendoli di crescendo e rumorismi, ad accentuare gli spigoli e il significato delle tematiche trattate. E’ un’alchimia che continua a funzionare, come funzionava benissimo nel precedente Cucina povera, almeno quanto quel “cantato” al solito narrativo ma al tempo stesso coinvolto, poetico e nel medesimo istante tremante.

I manzOni sono sempre stati questi, e presumibilmente non cambieranno nemmeno in futuro; in un’epoca di fluttuazioni ideologiche, labili certezze e iper-informazione fittizia, continuano a fare la loro cosa, e la fanno decisamente bene.

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