• Ott
    19
    2018

Album

Portals Editions

Add to Flipboard Magazine.

È giunto il momento dell’esordio anche per la giovane (classe 1989) compositrice svedese Maria w Horn: coprodotto da due piccole etichette, la berlinese ed arty Portal Editions e l’autogestita Xkatedral, e pubblicato in vinile e digitale, Kontrapoetik è un piccolo album che, nonostante la durata ridotta, riesce a raccontare e trasmettere appieno le storie e le sensazioni che hanno ispirato la sua autrice durante la composizione. Nativa del Nord della Svezia, di una regione ostica e isolata chiamata Ångermanland, Maria si è poi trasferita a Stoccolma, una città più connessa e dunque più propizia per la sua attività e le sue speranze artistiche, ma non ha dimenticato la sua terra d’origine: quella landa impervia e semi-disabitata è però rimasta nella sua mente, tanto da diventare indubbia protagonista dei sei brani di questo debutto.

La mezzora abbondante di Kontrapoetik rispecchia fedelmente la geografia fisica dell’Ångermanland: le due tracce iniziali, Atropa e Stramonium, sfruttano le dinamiche dell’ambient più tridimensionale (e sacrale) per ricreare le suggestioni della natura nordica, mentre con la successiva Ave ci troviamo catapultati nel passato, all’epoca delle accuse di stregoneria e delle conseguenti persecuzioni (l’Ångermanland fu teatro, nel 1674, della più grande esecuzione di massa di donne indicate come streghe), rievocate prima tramite le parole cerimoniali di una contemporanea setta che traccia ovvi collegamenti tra femminismo e satanismo, e poi con il turbinio di distorsioni e disturbi di Ångermanländska Bilder. Con Inverts e Fides Minus si torna invece ad un ambient più placida, ma ormai segnata dalla violenza appena riportata alla memoria, e quindi dalle abrasioni e dai disturbi sonici: come a dire che ogni esperienza, ogni vissuto lascia un segno, e che ignorarli non è possibile, ma bisogna analizzarli ed esplorarli. Esattamente come accade in quest’opera prima, decisamente significativa.

19 Ottobre 2018
Leggi tutto
Precedente
Mudhoney – Digital Garbage
Successivo
Cave – Allways

album

artista

recensione

artista

recensione

album

artista

recensione

artista

Altre notizie suggerite