• Apr
    01
    2012

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Cooking Vinyl UK

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Fino a una decina di anni fa per Marilyn Manson valeva tutto quanto diciamo oggi per Skrillex: tralasciando i predicatori che lo consideravano il principale responsabile del decadimento sociale corrente (l'apice lo osservammo per Columbine), era facile odiarlo soprattutto da cultore del genere, per aver ridotto il metal (o meglio, la percezione diffusa del metal) a una mera questione di urla, schitarrate violente e un'immagine fondata su facili provocazioni (ambiguità sessuale, blasfemia esplicita e anarchia). Eppure resta impossibile da ignorare il successo ottenuto: Manson era riuscito meglio di chiunque altro a convogliare la rabbia adolescenziale del tempo verso una formula teatralmente asociale e distruttiva, facilissima da accogliere, che non era fatta solo di satanismo e croci capovolte (come molti pensano), ma attaccava in egual misura bigottismo religioso, deterioramento socio-culturale e in generale corruzione del sistema ("Do you love your guns? God? Your government? F**k you!" urlava Warner in The Love Song).

Per questo l'apice di successo è arrivato durante le aggressioni esplicite della trilogia Antichrist SuperstarMechanical AnimalsHolywood. E per questo il declino è arrivato puntuale quando è venuto meno il senso di ribellione catalizzatrice per la generazione giovane, con Eat Me, Drink Me e The High End Of Low che han visto svoltare il sound verso una nuova fase malinconica, più passiva e a tratti prossima al cantautorato hard-rock. Una trasformazione che si evidenzia soprattutto in una differente semantica dei testi, che oggi hanno perlopiù come soggetto l'io del cantante e la sua collocazione di fronte al mondo, invece che le anomalie del sistema contro cui si scagliavano gli album più caustici.

Born Villain è dichiaratamente un tentativo di tornare alla fase d'oro, rimettendo in discussione quanto fatto negli ultimi due album e tornando a far musica atta a scatenare determinati meccanismi nel pubblico ("mi ero messo a far canzoni che facevaro sentire la gente come mi sentivo io quando scrivevo. Ora voglio che si sentano nel modo in cui voglio farle sentire io, come fossi un direttore d'orchestra."). E in effetti torna a sprazzi quell'energia del Manson che ricordiamo, Hey, Cruel World, Gardner e Disengaged hanno di nuovo quella formula fatta di velocità, alienazione metallica e disagio atavico, in una confezione dal buon impatto e a presa immediata.

Eppure sono solo sporadici ritorni di fiamma, mentre l'album si attesta su un profilo metal abbastanza canonico, con pezzi di mestiere (Lay Down Your Goddamn Arms, Pistol Whipped) e mosse ruffiane che inseguono il trend corrente (Children Of Cain: sì, dopo i Korn anche Manson accoglie gli stilemi dubstep). Ne vien fuori un disco tutto sommato onesto e lineare, che potrà non dispiacere al nuovo ascoltatore, anche se ovviamente non c'è la potenza di fuoco di Rock Is Dead, né l'inafferrabilità di The Dope Show, né la fruibilità immediata di The Nobodies. La titletrack ben esprime l'aria che tira: è di nuovo quel mix di disperazione impotente e sofferta di un tempo, ma al momento cruciale manca la reazione, il colpo di coda che era la vera arma in più di Marilyn Manson, e più semplicemente ci si concentra sul trasmettere sensazioni e disagi. Nato canaglia? Nato interprete di quel ruolo, ad essere precisi. E recitare una parte, si sa, alla lunga stanca.

8 Maggio 2012
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