Recensioni

4.9

In un mondo ideale non era così che sarebbero dovute andare le cose, in quello reale purtroppo il music business non conosce nessun tipo di moralismo artistico.

Marina Diamandis aka Marina and the Diamonds vorrebbe far passare il sophomore Electra Heart come un super concept basato sul personaggio Electra Heart all'inseguimento del sogno americano e permettersi il lusso dell'artista che osserva il mondo glitterato dall'alto attraverso canzoni dai titoli emblematici (Bubblegum Bitch, Primadonna o Teen Idle) e pensando di uscirne vincente.

No Marina, non ci caschiamo. Troppo facile interpretare – anche a livello di look – un ruolo da fake-tra$h star in questo modo, è la musica che deve parlare. Le buone intuizioni dell'esordio The Family Jewels qui vengono messe da parte in favore di uno sconsolante pop da classifica. Con Katy Perry nel mirino, le tracce non convincono né in Primadonna, né nell'infantile "Miss Sugar Pink Licka Licka Lips" di Bubblegum Bitch e tantomeno nel chorus su cassa dritta di Living Dead.

Un disco pieno di trucchetti e hook studiati a tavolino quanto quelli di Madonna o Lady Gaga, con alle spalle produttori come Diplo (suo il basso tamarro della melensa Lies) e Dr. Luke che ben spiegano determinate scelte di questo Electra Heart. Si salvano le suggestioni maggiormente riflessive di Valley Of The Dolls e Fear And Loathing, brano che aveva ufficialmente anticipato l'album mesi fa quando la sbandata pink-bubblegum non era ancora evidente.

Le diamo il beneficio del dubbio sperando che si tratti realmente di una boutade, ma se tutto dovesse andare per il verso giusto a livello di charts&sales, dovremo arrenderci all'evidenza dell'ennesimo talento sprecato.

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