Recensioni

Già vista sui palchi di Glastonbury e di Reading, Marina Lambrini Diamandis è la versione “debutto in società” di Lily Allen che ci voleva. Dopo una sfilza di singoli e video che l’hanno vista protagonista di Youtube dal 2008, la Warner è pronta a farle fare il botto e potete contarci che qualcosa la ragazza sposterà. Il suo modo è probabilmente quello now on: gli Ottanta più trash (Yeahsayer e Shy Child) giochetti Abba e da lì a capofitto nel teatro di posa inglese riportato alla luce da Lightspeed Champion e The Irreprensibles, come dire l’effimero come filosofia. Poi c’è tanta moda e tradizione Brit. Non tanto la McCartney piuttosto “Vivienne Westwood, Sofia Kokosalaki, Christian Lacroix & Pam Hogg” come sbandiera Marina stessa sul myspace, lei che è cromosomicamente welsh ma anche greca e gliela senti la fisicità folky nelle strofe che ogni tanto fa l’occhiolino a Annie Lennox e a Kate Bush.
L’esordio lungo contiene tutte le tracce già youtubate e altri inediti: si passa dalla poshyness degli arpeggiatori di Are You Satisfied? al barocchismo di I Am Not A Robot (notevole anche in versione acustica), dallo sfottò di Lady Gaga in Shampain alla pompa magna ‘80 di Hollywood (con frecciatina a Shakira), Marina è la nuova starlette di un pop made in UK che vuole sfidare gli USA. Che sia poi così di plastica una che scrive frasi del genere: “Can you be within popular culture without becoming it?”. Ne sentirete parlare parecchio.
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