Recensioni

La ricerca sonora collezionata in questo Overtones da Mario Conte si concentra sull’interazione tra suoni digitali e strumentazione acustica, o meglio, nelle parole dell’autore, sulla “reinterpretazione del suono come fenomeno fisico naturale”. In soldoni, partire da registrazioni di suoni “reali” e trasformarli in via digitale, in un incontro/scontro in cui ai beat elettronici corrispondano percussioni reali, ai synth faccia da specchio un corrispettivo sonoro “naturale” particolare, ai field recordings seguano rielaborazioni in studio e alla presa diretta con cui molti degli “strumenti” analogici sono stati catturati, succeda l’editing in fase di post-produzione.
Da un lato le percussioni etno-rurali delle “cupa cupe” pugliesi colte nelle lunghe improvvisazioni del collettivo Cupe Trance diretto da Pino Basile o i suoni alieni del Sea Organ di Nikola Basic eretto a Zadar, in Croazia; dall’altro il lavorio di studio che, con l’aiuto di Climnoizer e Alessandro Quintavalle (l’altro fondatore di Zoff82), ha plasmato, destrutturato, riassemblato, risemantizzato e decontestualizzato i suoni “naturali” precedentemente catturati, in una perfetta interazione tra ambiente naturale e laboratorio “scientifico”. Se in alcuni momenti, ad esempio nell’iniziale Harmonic Field #1 con la sua “techno-trance” a cassa dritta, l’alchimia non scatta, in altri passaggi – la doppietta Organic Wave #1 e #2 e la conclusiva Modern Country Side – le atmosfere si inspessiscono, la dimensione si fa “altra” e l’incontro/scontro di cui sopra si fa confronto e ricreazione, elaborando giochi di luci e ombre, interstizi e visioni tra fattuale droning naturale (il Sea Organ rivisitato offre visioni lunari), rumoristiche asimmetrie di percussioni fatte glitch e stranianti flussi ipnotici.
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