• Set
    01
    2010

Album

Columbia Records

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Mark Ronson tenta il rilancio in grande stile. Si chiude in studio con uomini fidati, chiama a raccolta tanti ospiti diversi, jamma, registra, taglia e cuce (e canta anche). Il risultato è esattamente quello che voleva lui, senti due note e capisci subito il clash di elementi pop classici (coretti e melodie zuccherate anni Sessanta, tanto soul) e di skills produttive nu & now (quindi con gli occhi puntati indietro sugli anni Ottanta). Titolo, copertina e testo della title track non sono certo casuali e il disco è un continuo ammiccare al limite del plagio, una parata di cliché quasi irritante, tra tastierine e tastieracce, rullanti super popcorn e urletti vari.

Se Mark azzecca featurer e motivetto guida, la cosa funziona e funziona benissimo (il singolo Bang Bang con Q-Tip; una Somebody To Love Me che cavalca l'onda melodica di Day'n'Nite e vede un'intensa interpretazione di Boy George; una Glass Mountain Trust dove il desaparecido D'Angelo ci dà davvero dentro, fa a cazzotti con la brutta base e vince lui). Altrimenti ci si ferma a robette insulse (in primis, gli inutili intermezzi strumentali; non scordiamoci poi che mezza tracklist la canta la Pipettes Rose Elinor Dougall, e qualcosa vorrà pur dire) o si finisce per sprecare alcune buone possibilità (le comparsate di Ghostface Killah e di sua maestà Duran Duran Simon Le Bon).

Per quanto sicuramente appassionato, Record Collection è troppo scopertamente un giochetto produttivo – neppure troppo chirurgico nel puntare al cuore nu-pop – per convincerci del tutto. Per quanto vivificato da qualche numero azzeccatissimo, sa davvero troppo di già sentito. Eccolo Ronson: tra Phil Spector e Paris Hilton.

5 Ottobre 2010
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