Recensioni

Attenzione: chi ha già visto il film può leggere la recensione, chi, invece, non l’ha visto – e ha in progetto di farlo – farebbe meglio a passare ad un’altra lettura perché il bello di questo film è proprio saperne il meno possibile. Dai commenti carpiti en passant dalle persone all’uscita del cinema dovrei, in realtà, arrivare all’opposta conclusione: “Ma allora, alla fine, è un pazzo o è il più saggio di tutti?!” oppure: “Ma che vuol dire la frase finale meglio vivere da mostro o morire da brava persona?!”; in sostanza non ci si capisce molto e siccome il problema principale di uno spettatore è capire la storia e lo sviluppo degli eventi si dovrà pur trovare un punto finale, una conclusione dirimente del problema.

Eh sì, perché, nonostante tutto, siamo ancora attaccati a quel vecchio, stantio finché si vuole ma osservato con una certa nostalgia, problema della verità. È proprio questo il tema del film. Dove sta la verità? Chi ha la ragione? Non è forse più assurdo di qualunque tipo di comportamento deviato quel progetto di legittimazione dell’omicidio che è la guerra? Come riuscire a giudicare insano un certo comportamento? Che metro di giudizio abbiamo la pretesa di formulare per giudicare i comportamenti degli altri se a molte delle nostre manifestazioni insane (violenze, soprusi, ingiustizie) abbiamo dato parvenza di rettitudine morale e legittimità? Il tema che solleva questo film è, in un certo modo, il lato anarchico delle più profonde e personali convinzioni di un individuo. “La verità non è che un esercito mobile di metafore, metonimie e antropomorfismi, in breve una somma di relazioni umane…” diceva quel mattacchione di Nietzsche. Chi sono i veri pazzi? È un tema kafkiano, dice ad un certo punto la psichiatra Rachel Solando che lui trova, attraverso una serie di segni premonitori, nella caverna a riscaldarsi al calore del fuoco (temi archetipici entrambi). Le tue paure giustificate appaiono, agli occhi degli altri, ossessioni di una mente malata, i tuoi dolori saranno traumi insanabili, le ragioni più profonde, farneticazioni. Che poi, alla fine, tutto si ribalti e quelli che sembravano scienziati votati alla pratica della lobotomia e fascistoidi (gli americani fascisti?! Che fanno peggior cose dei loro nemici?!

Martin Scorsese azzarda questo parallelo con l’attualità e accenna alle opposizioni di potere politico…) siano in realtà psicanalisti giocherelloni che inscenano cure all’avanguardia come il role play che cosa cambia? La mezz’ora finale – che è fin esagerata nella sua lunghezza- non cambia nulla della tesi centrale: difficile e doloroso rimane il rapporto tra l’individuo e l’istituzione sociale. Più che una parabola su un uomo che deve accettare il suo dolore, il film sembra una denuncia dell’inadeguatezza – o responsabilità – della società rispetto a quel dolore. Impossibile, spesso, il compromesso. Mostri o brave persone?

Finita la parte seria avrei da dire qualcosa sul film: mi sembra che Scorsese si sia fin troppo innamorato del suo lavoro, mette troppa carne al fuoco e finisce per essere deludente. Ci sono scene girate con maestria: la prima apparizione del battello nella nebbia (calma piatta, bianca, lattea, nauseante più di una tempesta), la panoramica della fucilazione dei fascisti a Dachau. Ci sono le scenografie di Dante Ferretti e Lo Schiavo, i contrasti di luce e ombra (Orson Welles), l’ambientazione claustrofobia dei corridoi e dei padiglioni (infiniti, labirintici, cangianti come la mente umana), la natura selvaggia e archetipica fuori, i soprassalti al fulmicotone, i buchi neri (la chiesetta gotica, l’incontro con George Noise, la caverna). Eppure si esce dal cinema intossicati: Scorsese strafà. Poi mi irritano i riferimenti cinephile: passi Vertigine di Otto Preminger, vada anche Jacques Tourneur (l’isoletta misteriosa e l’ambientazione gotica, Le catene della colpa) ma non stonano le vagonate di riferimenti alla storia del cinema spesso citate a sproposito? Commenti che s’addicono al film: il troppo stroppia. Sono d’accordo con Giona Nazzaro (Film Tv n.9): Il processo di Welles è il suo (taciuto) più diretto riferimento.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette