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Se il trend principale del carrozzone trap e derivati sembra essere un piedino infilato oltre la soglia del pop radiofonico (Rkomi con Elisa giusto per citare un esmpio), l’operazione Massimo Pericolo è, ad oggi, la cosa più interessante emersa nell’ultimo anno. Le carte in tavola sono state apparecchiate alla perfezione. Prima un singolo che ha sconvolto la scena a suon di grezzume e violenza sbraitata su una base marcia il giusto, tra iperrealismo ed estremismi verbali decisamente efficaci: 7 Miliardi è stata la banger ideale per portare il nome all’attenzione generale, uno schiaffo ancora vibrante alla patina edulcorata che tende ad ammantare la maggior parte delle uscite riconducibili alla frequentemente millantata “nuova scena” dell’hh italiano. Le redini del progetto sono però in mano a un team di produttori scafati (Crookers, Nic Sarno, Pluggers), che ha confezionato un disco d’esordio in cui il resto del materiale si discosta nettamente – almeno a livello musicale – dalla grossolana grana del brano che ne ha reso famoso il nome. Così il nuovo singolo più rappresentativo è Sabbie D’Oro, dove quella stessa frustrazione esistenziale viene sussurrata anziché urlata.
Massimo Pericolo funziona perché è diretto e senza fronzoli, perché lascia da parte il vacuo edonismo arrivista di tanti colleghi per tornare al lancinante verismo di una serie di memorie dal sottosuolo della provincia italiana, raccontandone squallore e nichilismo, ineluttabilità e marginalità. Scialla Semper è il nome dell’operazione di polizia che ha portato all’arresto del rapper e di altre 27 persone per spaccio, con quasi due anni di detenzione raccontati nel disco senza pretestuosità. E allora la titletrack potrebbe benissimo diventare la colonna sonora di Sulla Mia Pelle («Mi complimento con voi / Che proteggete la gente / E vi chiamano “eroi” / Se rompete le teste»), e questo ottimo esordio l’inizio di qualcosa di davvero interessante. Perché non ci sono incastri rimici e virtuosismi che siano veramente memorabili, ma la scrittura è già molto buona e consapevole («Io non so quanto costi un volo per i Tropici / Tu non sai quanto cazzo costa essere poveri / I tuoi soprabiti e i tuoi soprammobili per cocainomani / Stanno nei caravan dei campi nomadi / Sbirro guarda un po’ più in là del tuo binocolo / Non c’è una scelta se i bisogni te li impongono»). Perché di pose e furberie qui ce n’é poco o nulla, e di urgenza espressiva invece tanta. In un panorama attuale sempre più inflazionato e uniformato, sono premesse da non sottovalutare.
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