Recensioni

8

Saranno pure cattive, ma suonassero tutte come questi 11 pezzi, alle abitudini dei rinati Massimo Volume ci adatteremmo senza nessun problema. Sono passati ormai una decina d’anni da Club Privè e dalla colonna sonora di Almost Blue, ma non ce se ne accorge nemmeno: appena Cattive Abitudini comincia a girare a regime scatta il vortice spazio-temporale e i Massimo Volume di oggi solleticano il palato come i Massimo Volume di allora. Inutile cercare in questo disco innovazioni o svolte sconvolgenti: il ritorno più atteso del decennio vive delle solite, tese, vibranti canzoni da leggere che azzerano lo iato già dai primi incroci delle chitarre di Egle Sommacal e Stefano Pilia. Basta quello per essere catapultati all’indietro. Stanze, 1993. Almeno un paio di vite fa. Stessa emozione e stessa sorpresa.

La voce di Clementi è, al solito, un magnete che attanaglia subito l’ascoltatore con le sue storie di ritorni e solitudini, maestri neanche tanto nascosti e esistenzialismo (mai) spicciolo. E un rivolo d’autobiografismo collettivo nell’iniziale Robert Lowell, metà amaro, metà rassicurante, insieme ci commuove e ci angoscia. Per la forza di parole solo in apparenza semplici e il timore di vedere di nuovo svanire dalle mani questo gioiello di letteratura fatta musica. O viceversa. Perché di musica nei dischi dei bolognesi ce n’è sempre stata molta. E ora, non ce ne voglia il passato, ce n’è ancora di migliore. Se del ruolo di Mimì tocca giocoforza parlare in altri termini, i restanti tre sembrano un corpo unico, solido e maturo. Il drumming di una Vittoria Burattini mai sopra le righe ma perennemente attenta e puntuale; le chitarre dei compagni di mille reading, poi, sono forse la nota migliore, musicalmente parlando, del comeback. Dialoghi serrati o contrappunti lievi e impercettibili, elettricità o sottofondo, l’intarsio è sempre di grandissima classe.

Mai ci saremmo aspettati un ritorno del genere. Lo avevamo sperato, questo sì. Ma stavolta i quattro sono andati oltre ogni previsione rilasciando un album fresco e classico, che suona come i Massimo Volume che ci saremmo aspettati ma che ci stupisce ad ogni nota, ad ogni parola.

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