Recensioni

5.5

Era la contaminazione a rendere il suono dei Massive Attack un classico. Soul e hip-hop prima, rock e elettronica poi. E la comodità dei critici di chiamarlo trip-hop. Oggi, sette anni dopo il controverso (ma appunto controvertibile) 100th Window, il duo di Bristol tenta la carta del (nuovo) capolavoro con risultati, diciamolo subito, non lusinghieri. 

Autoriflessivi e rococò, Del Naja e il ritrovato Daddy G utilizzano vecchi e nuovi amici per ribadire le cristallizzate sonorità che li resero celebri con il primo a tentare di smarcarsi inutilmente da Mezzanine (vedi Atlas Air o l’inutile plagio di Karmacoma che è Rush Minute) e il secondo a giacere sullo sfondo come un fantasma. Della buona tensione respirata nelle tracce dell’eppì Splitting The Atom e.p. c’è poco o nulla, come poco s’aggiunge parlando dei classici feat.: il dub e solidale Horace Andy (Girl I Love You), la solita monolitica Hope Sandoval (Paradise Circus), e il discreto ma di certo non originale Guy Garvey degli Elbow (l’electro glitch radioheadiano di Flat Of The Blade).

Il passato è ancora caldo e potente. Le intuizioni di Burial (si parla di un remix per lui a proposito) e, meglio ancora, King Midas Sound sono lì a dimostrarlo, eppure era chiaro già tanto tempo fa che il balletto degli ospiti avrebbe portato verso una rapida senescenza.

Heligoland salirà con qualche ascolto senza che la prima impressione venga messa in discussione. I Portishead di Third sono davvero lontani da quest’isola e i Massive Attack definitivamente storicizzati.

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