Recensioni

7

Unione strana sulle prime, ma realisticamente sensata, quella messa in atto dalla chitarra elettrica di Maurizio Abate e dall’elettronica di Alberto Boccardi per questo Superficie, sconfinamento vinilico verso le lande della perfida Albione targata Alt.Vinyl. Dicevamo unione strana ma comprensibile, visto che il primo ha sempre avuto una certa attenzione per i suoni lisergici, weird e meno ortodossi, mentre il secondo ha giocato con l’analogico e la strumentazione “reale” nei suoi ultimi lavori, Fingers su tutti; ecco così che l’unione tra la chitarra trasfigurata e resa quasi irriconoscibile del primo e le architetture ritmiche create dal secondo tramite synth modulari, analogici e anche una batteria acustica, essicca l’ambiente sonoro del disco giocando in maniera ipnotica coi vuoti e coi silenzi, andando di sottrazione e riduzione. Il risultato è una sorta di ampio spettro sonoro che dalla ambient (quasi) statica e descrittiva arriva ad una elettroacustica soffusa e minimale, spesso in tensione (Spherical Point), sovente in alternanza tra increspature “glitchy” (Fractured Pt. 2) e tappeti sonori congelati e algidi (Corner, Passages And All Your Lines), in cui il non detto lascia ampi spazi all’immaginazione di chi ascolta. Musiche in divenire, dunque, che hanno acquistato stratificazioni di significato ad ogni passaggio elaborativo, dal processo compositivo alla registrazione, al mixaggio.

Nell’altra uscita, stavolta in solo e per l’ottima Black Sweat Records, Abate inforca la chitarra acustica e si immola al verbo di John Fahey. Non è propriamente così, ma il legame col chitarrista americano c’è ed è più di un indizio: l’aver portato in giro per l’Italia il documentario “In Search Of Blind Joe Death: The Saga Of John Fahey”, introducendolo con dei live tanto intensi quanto ridotti all’osso, dev’essere stato più di uno sprone per Abate, ascoltando il pizzicare di corde emotivamente potente di Omens, col suo procedere a strappi, o le lande immaginifiche affidate alla conclusiva No More Prohibited Games, struggente chiosa per un lavoro che accenderà i cuori di chiunque abbia la forza di affrontare questo percorso di solitudine e abbandono. Loneliness, Desire And Revenge è, dunque, un lavoro che sin dal titolo rimanda a un immaginario ben definito fatto di sentimenti forti e musiche dell’anima a cui Abate non si sottrae ma, anzi, in cui si inserisce con sensibilità e tocco sapiente, ruvido o appena accennato, furioso o melanconico che sia, fa poca differenza. Il tutto evidenziando ancora una volta, forse anche più che nel precedente, ottimo A Way To Nowhere, le capacità visionarie e poetiche del proprio chitarrismo.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette