Recensioni

Nella sezione Tutti ne parlano della quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma è stato presentato Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani, primo lungometraggio del trentaduenne Max Barbakow, con protagonisti Andy Samberg e Cristin Milioti.

Il nove novembre Nyles si sveglia accanto alla sua fidanzata Misty che sta preparandosi per la celebrazione del matrimonio della sua migliore amica Tala. Nyles trascorre l’intera giornata con fare stanco e in maniera completamente apatica finché non decide di soccorrere Sarah, la sorella della sposa, da un discorso pubblico che non avrebbe voluto tenere. Tra i due nasce qualcosa che sarà – letteralmente – destinato a durare per l’eternità: trascinati entrambi in un loop temporale che sembrerebbe non avere mai fine, in questa condizione al di là dei legami e delle relazioni per come erano abituati a pensarle, Nyles e Sarah si confronteranno con le loro debolezze ed inquietudini e con tutto il ventaglio di emozioni e paure che non potrà che renderli sempre “vincolati”.

Il loop/anello temporale è un meccanismo narrativo che vediamo essere utilizzato dal cinema per la prima volta negli anni Novanta e che ha sempre spaziato tra i generi, nonostante lo si collochi genericamente all’interno dell’universo fantascientifico. Tra gli adattamenti a noi più vicini non possiamo non ricordare Russian Doll, brillante e riuscitissima serie tv, o meglio dramedy, diretta e interpretata da Natasha Lyonne e con cui Palm Springs condivide l’impronta umoristica e il tono quasi mai serioso. Se, tuttavia, nel caso della serie tv questo continuo incappare nella medesima giornata (il suo compleanno) avrebbe gradualmente spinto la protagonista lavorare su di sé e riflettere sul senso delle proprie azioni, acquisendo quindi una conoscenza superiore, in Palm Springs l’angoscia dell’incastro temporale viene vissuta da ben due persone. Viene per l’appunto condivisa. Il che crea delle conseguenze antitetiche: in una situazione di totale onnipotenza, e quindi di manifesto e ragionevole nichilismo («Nothing matters…», non fanno altro che ripetersi i due), Nyles e Sarah si scopriranno quanto più umani e fragili possibile.

Nella terra acida dei sussulti e dei sogni lucidi perenni, il nothing matters urlato a gran voce da Sarah nel vuoto dei suoi giorni speculari, per giustificarsi così da comportamenti e azioni riprovevoli, ci parla di qualcosa che fa parte – soprattutto – del nostro confuso presente. La bravura di Max Barbakow sta, in questo senso, nel cogliere il potenziale drammaturgico e narrativo della storia per farne, ironicamente e senza mai prendersi sul serio, terreno di riflessione disincantata sul significato che decidiamo di attribuire oggi alle nostre vite. Fedele ad una longeva tradizione di film comici sui loop temporali, Palm Springs è sì una romantic comedy, per la combinazione di humour tagliente e parentesi alla 50 volte il primo bacio, ma soprattutto un ambizioso e particolareggiato lavoro di scrittura che guarda al capostipite del genere, Ricomincio da capo, rivisitandone codici e stilemi.

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