Recensioni

7.3

Anno 2011. La mente e chitarra dei Subsonica, Max Casacci, sceglie di realizzare una sonorizzazione per Glasstress, mostra dedicata al vetro ed evento collaterale dell’edizione numero 54 della celebre Biennale di Venezia con l’esposizione di opere di Jan Fabre, Thomas Schutte e altri. Decide così di contattare un suo concittadino torinese, il producer Daniele Mana, noto ai più con l’alias Vaghe Stelle. Il progetto dei due è interessante: creare musica attraverso sample estratti dai processi di lavorazione del vetro di una fornace di Murano, nella Laguna Veneta, con il campionamento dei suoni che non è solo parte fondamentale del progetto, ma ne rappresenta la sua totalità. Niente spazio quindi per preset o drum machine, soltanto i rumori provenienti dalla fabbrica ed editati in studio.

Glasstress non è un semplice collage, ma un sofisticato incastro di rumori e sensazioni, tra congegni, utensili, e i tintinnii onnipresenti e brillanti del vetro trattato dai sapienti mastri (Glasscape Grinder), ma anche ritmiche pesanti e meccaniche scandite dal forno durante la cottura. Entrambi gli artisti si dimostrano all’altezza trovandosi a metà strada, dove Casacci smussa con classe gli angoli più intrepidi e spregiudicati di Mana. Un condensato drone techno, un viaggio paranoico in cui l’inquietante ripetitività trascina l’ascoltatore nei movimenti e nei gesti di chi quella fornace la vive e la rende creatura a sé stante. Un ritratto autentico e lucido della nascita di un materiale vivo, fragile e resistente allo stesso tempo.

Il rischio più grande poteva essere quello di rendere il lavoro asettico e distaccato, preferendo concentrarsi sul braccio meccanico invece che sul cuore (in fin dei conti parliamo sempre della rappresentazione di processi industriali), ma in chiusura viene fatto esplodere il lato più emozionale della faccenda (Murano Notte, Glassroom): il ciclo di lavorazione è giunto al termine, e possiamo finalmente osservare a distanza la fornace, illuminata dal chiaro di luna, nel silenzio e con occhio più incantato.

Nota a margine: la copertina del disco è un’opera di Pharrell Williams (Inside Out), che ha concesso l’utilizzo della stessa solo dopo aver ascoltato – e apprezzato – il contenuto dell’album.

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