Recensioni

Già dati per bolliti o quasi in più occasioni, tornano i Maxïmo Park con il sesto album in studio, dal titolo Risk to exist. Dopo le ultime grigie prove (l’ultima in ordine cronologico fu Too Much Information, che guadagnò una sufficienza scarsa proprio su queste pagine), il bisogno primario e impellente era quello di uscire dagli stereotipi di genere e dissipare quella caligine da bluff discografico che da troppo tempo avvolge la band di Paul Smith. Stavolta alla bontà del risultato hanno concorso nomi importanti come Tom Shick (Wilco, Low, Rufus Wainwright, Ryan Adams, Norah Jones) in fase di co-produzione e Mimi Parker dei Low alla voce in alcuni brani. Il risultato tuttavia non aggiunge né sottrae granché alle precedenti produzioni, risultando nel complesso come un vano tentativo di recuperare terreno in quella corsa all’autoaffermazione che dura ormai dal 2007.
Le tracce, nel complesso meno soporifere ma più standardizzate rispetto al precedente lavoro, non raggiugono pressoché mai la sufficienza, perché in ognuna di esse si fatica a non trovare un forte reminder, sia esso relativo ad altre band o al sound stesso del gruppo: Work And Then Wait sembra rubacchiare dai Pixies, mentre Get High (No, I Don’t) e la sua andatura guascona pare un triste tentativo di ricordare i Maxïmo Park di un decennio fa. Non funziona quasi niente in Risk to Exist, un disco che sembra un contenitore pieno di riempitivi dove ciò che può dirsi lontanamente interessante si conta sulle dita di mezza mano: What Did We Do to You to Deserve This? fa battere il piedino ma solo fino a quando non ci si accorge del vuoto seguente, e The Reason I Am Here, giocando su divertenti riff e ritornello, può candidarsi a singolo da classifica. Ma niente più, nemmeno la title track Risk to Exist è all’altezza del compito.
Se si pensa al desolante quadro delle band coeve, quelle che hanno rielaborato e affogato in brevissimo tempo il genere indie, è d’obbligo sottolineare di nuovo che il ruolo dei Maxïmo Park sembra rimanere quello di «andare in tour e/o finire in qualche cartellone dei più grossi festival europei» (Riccardo Zagaglia dixit su Too Much Information) senza curarsi dell’onestà intellettuale. Se vi stavate chiedendo se nel 2017 abbia ancora senso un disco dei Maxïmo Park, possiamo dire senza panegirici che la risposta è “no”.
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