Recensioni

Come si fa a non amare Mayer Hawthorne? La sua non è retrologia: è adesione totale e inevitabile, è abbraccio caldo, genuino, è sapienza artigianale lungamente maturata in anni di ascolti appassionati. Mayer fa pensare a tutto il bello degli anni Cinquanta americani (senza la stupidità e l'oppressione maccartista): il colore, l'ottimismo, l'odore di zucchero filato. Anche nelle parentesi più agrodolci (vedi l'EP in free download Impressiones, 6.9/10; e vedi qui quella You're Not Ready che, su un classico giro sweety dei Fifties, finisce col sovrapporsi alla zigulì beefheartiana I'm Glad).
Il falsetto di Mayer, leggermente leggermente sabbiato, sa di ballo del liceo, di torta messa a raffreddare sul davanzale, di barber's pole (il tortiglione girevole usato come insegna dai barbieri) e viene qui sostenuto – Mayer debutta col secondo album sull'erede della Motown, anche se solo in digitale su iTunes – da una maggiore densità negli arrangiamenti, un vero tripudio di fiati black, di pathos soul.
A Strange Arrangement era l'album dell'esordio, acerbo e succoso, con tre bombe (il siluro, perfetta fusione a detta di PBW di Smokey Robinson e J Dilla, Just Ain't Gonna Work Out; Green Eyed Love; Maybe So Maybe No) e gli altri pezzi a fare da contorno. Qui Mayer di bombe vere e proprie non ne mette (c'è però una bellissima e inaspettatamente supersexy Can't Stop, dove il nostro letteralmente sfiora i modi di Justin Timberlake; che, per inciso, lo adora), col risultato che l'esaltazione – perché l'esaltazione c'è – è data più dall'affresco globale che dal singolo momento. How Do You Do è la prova della maturazione di Mayer, sempre più riconoscibile, eppure sempre più sganciato, pur nella sua classicità, da forme di derivazione o scimmiottamento. Un lavoro tenero, fragrante, convincente.
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