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Qual è il problema di una formula di sicura efficacia? Bisogna porsi questa domanda e darsi una risposta per capire che tipo di giudizio dare a un disco come questo Disco Inverno di Mecna. Se scoprite solo ora il giovane rapper foggiano e, più in generale, la poetica del collettivo Blue Nox, sarete probabilmente colpiti positivamente dall’approccio molto conscious nei confronti della stesura dei testi. Se siete invece tutt’altro che neofiti di queste produzioni, c’è la possibilità che possiate avere una fastidiosa sensazione dideja vu ascoltando le 16 tracce di questo album. Il cui unico problema è in fondo questo: la formula perfetta. Fatta di gente semplice (ovviamente si parla del personaggio che viene fuori dai brani), che dice cose semplici e condivisibili (la passione per l’hip hop, la ragazza, i problemi quotidiani ecc.), una formula che ha ormai relativamente poco di nuovo da offrire, se non il porsi come antitesi al rap gangsta o a quello tipicamente hardcore (filoni ancor più sterili).

Ovviamente questa personalissima considerazione non invalida la buona fattura di molte delle tracce di Disco Inverno. Mecna è un rapper con skills ben superiori alla sufficienza, ha un buon gusto nella scelta dei vari produttori e i brani sono tutti gradevoli, specialmente quelli che prediligono un approccio più morbido: la jazzata Fatto così, ad esempio, ma anche e soprattutto l’ottima opening track che si avvale di un An.Na. (all’anagrafe Andrea Nardinocchi), in splendida forma nel ritornello e nella produzione, sono brani estremamente curati e in grado di creare un mood molto intimista che non capita spesso di sentire in giro, soprattutto in Italia. La scelta dei beat è quasi sempre adatta al tipo di brano,  vengono calcate diverse strade, dalla dimensione intima di cui sopra alla ricerca dell’atmosfera soulful (é il caso di brani come Senza paracadute e Due passi), passando per suggestioni che vanno dall’onnipresente J Dilla (si riesce a stento a credere che costui sia deceduto) fino ai Sa-Ra Creative Partners.

Si sente  un po’ l’influenza della figura di Ghemon, di parecchio avvantaggiato su Mecna per quello che riguarda il rap (mentre nel cantato sono ugualmente discutibili entrambi), e questo non è necessariamente un difetto, anche se ovviamente toglie un po’ di entusiasmo all’ascoltatore più scafato. Un elemento fin troppo presente è invece l’eccessiva autoreferenzialità, il compulsivo ritorno alla prima persona, l’IO ripetuto fino a diventare un noi / voi che livella il genere umano fino a renderlo un cliché, lasciando l’ascoltatore a chiedersi che cosa di così particolare differenzi un Mecna da un qualsiasi altro rapper (a parte le innegabili capacità, ovviamente).

Quello che rimane, alla fine dell’ascolto, è la voglia di scoprire i lati meno condivisibili e da ragazzotto di buoni sentimenti della personalità di Mecna,  sopratutto dopo vari dischi simili dal punto di vista tematico. Si tratta comunque, ribadiamolo, di un buon prodotto hip hop, a patto che si accettino determinate coordinate.

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