Recensioni

7.2

Ricapitoliamo gli ultimi mesi di Megan Thee Stallion: causa legale (vinta) con l’ex casa discografica, pubblicazione di un EP molto buono (SUGA), poi il singolone WAP con Cardi B e infine un paio di colpi di pistola presi nel piede (sembra) esplosi da Tory Lanez. La cosa grave è però che dopo i suddetti proiettili la ragazza si è beccata pure un bel po’ di scetticismo dai media, che hanno inizialmente messo in dubbio la sua versione. E allora dai con un bell’articolo sul NY Times e un pezzo (Shots Fired) che è puro dissing e campiona Notorious BIG (ovviamente Who Shot Ya?, e il cerchio si chiude). Ora è arrivato Good News, che questo pezzo lo contiene ed è l’effettivo esordio in LP di Megan, roba da non crederci ripensando a tutto quello che è successo e che dà la sensazione che la rapper di Houston sia in giro da molto più tempo. 

Buone notizie quindi, nel senso che nel caso non l’abbiate notato, quello in corso è stato un anno piuttosto complesso, e pure lei tra legali e pistole non l’ha proprio surfato in discesa; quindi ecco un disco che al di là della diss track a Lanez non sta molto a incazzarsi e buttarla in politica, ma vuole piuttosto concentrarsi sul cantare la bellezza della presa bene, della positività, della libertà espressiva e sessuale di una ragazza che per capacità tecniche è l’erede di Missy Elliott e della prima Nicki Minaj e per testi va a braccetto proprio con Cardi B. Rap al femminile con i controcazzi quindi, di quello che in video affoghi nei culoni ma quando deve ti caccia le rime col flow di chi ci sa fare. In questo senso il rap di Megan è veramente assassino, perché come skills è un mostro e il suo flow è incredibilmente musicale. Talmente musicale che non sempre i ritornelli sono poi all’altezza, e le strofe risultano paradossalmente più catchy. Una sorta di buon paradosso diciamo. Ma com’è sto disco?

Molto buono, diciamolo subito. Ma proprio perché la ragazza è così brava è anche giusto farle le pulci. Perché siamo alle solite, con una scaletta di 17 pezzi che avrebbe potuto essere scorciata parecchio potando quei rami secchi che proprio non servono. Ospitate scarse come quelle di Lil Dirk e Popcaan (il pezzo dancehall ci può anche stare, ma il ritornello di Intercourse è talmente scialbo e incolore che te lo dimentichi anche mentre lo stai ancora sentendo), oppure episodi totalmente fuori contesto, come le inutili nostalgie 80’s nello scolorito synth-pop di Don’t Rock Me to Sleep. Che dire poi dell’ossessivo e troppo ripetitivo ritornello di Body, funzionale solo a twerkare nel relativo video? Ma al di là di questi scivolini Megan viaggia, e viaggia bene. Dà il meglio di sé quando viaggia su tempi upbeat (Circles su tutte) e banger quadratissime (Go Crazy con 2 Chainz e Big Sean).

Brava è brava, e il suo lo sa fare a livelli super. Ora ci piacerebbe sentirla osare anche un po’ di più. In questo senso, già lasciano ben sperare momenti come lo zarrissimo beat electro di Don’t Stop con Young Thug, corredato da un video super kitsch dove si sprecano le citazioni burtoniane, da Edward Mani di Forbice ad Alice in Wonderland. Oppure, e lo diciamo con gli occhioni a cuoricino da nostalgici, omaggi come Girls in the Hood (sì, il bacino è a Eazy-E) e tandem virtuosi come quello con Beyoncé, forse l’unica ospite che riesce a eguagliare la protagonista per bravura e carisma.

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