• Gen
    24
    2014

Album

Riff Records, Locomotiv Records

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C’è una forma di eleganza che sfiora l’alterigia nel comeback dei Melampus. Ma non è distacco, né freddezza, tantomeno superiorità o boria, quella che si coglie nella mezzora che il duo Casarrubia-Pizzo mette in scena a distanza di nemmeno un anno dall’acclamato esordio lungo. C’è austerità ed eleganza nelle volute fumose delle atmosfere crepuscolari che ammantano ogni canzone; ci sono il gusto e l’equilibrio tra le parti in causa – lui a batteria e loop, lei a chitarra, voce e tastiere, molto più presenti rispetto a Ode Road – tipici di molta wave vaporosa e languida di casa 4AD; c’è il dono della sintesi che elimina i già minimi orpelli disseminati nell’esordio, asciugando all’osso le tracce e facendone intravedere l’essenza scheletrica, quasi evanescente e fantasmatica.

C’è la voce di Francesca Pizzo, chanteuse in nero, severa e (quasi) algida nel suo ruolo di Nico del terzo millennio (più per immaginario altero, che per similitudini sonore, in realtà) o di eroina della wave più dark immortalata da un contrasto di luci e ombre alla Helmut Newton. C’è un b/n cinematografico in N° 7 che tratteggia immagini stilizzate e fortemente evocative; c’è la sfumatura del crepuscolo, quando le forme sonore sfumano e assumono tratti diversi, a volte minacciosi e spiazzanti, a volte familiari e cullanti. Il drumming di Gelo, in apparenza secondario, è il vero e proprio asse trainante che permette alla chitarra di Francesca Pizzo – ma anche ai tappeti elettronici, come detto molto più di una mera base atmosferica – di disegnare volute ora desertiche, ora dai contorni doomy, ora arzigogolate come arabesco onirico. E poi l’etereo trasporto delle “heavenly voices”, la wave meno materica e più raffinata, le atmosfere sognanti di certo slow-core dei tempi andati così come un senso di decadente e retrò mai raffazzonato o forzato.

Infine, ci sono almeno due piccole gemme che definiremmo quasi capolavori di wave oscura, romanticamente accesa, orchestrale, classicheggiante e da stretta al cuore, come While We Float e Waltz For Nina. N° 7 è l’ennesimo centro per una band che ha dalla sua una idea forte e chiara, incurante di trend e movimenti così come di riproposizioni pedisseque ma ben capace di tratteggiare a furia di chiaroscuri emozionali un immaginario a cui, volenti o nolenti, non possiamo resistere.

20 Gennaio 2014
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