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7.4

Per capire davvero un disco come questo bisogna, per una volta, abbandonare la propria stanzetta, il proprio giardino di sicurezze e affrontare una città in decadenza, camminare per le sue strade sotto una pioggia leggera e un cielo plumbeo, alla ricerca dei segni di un passato industriale che ora sta sempre più lasciando il terreno alla gentrificazione. Melanie De Biasio, belga dal pedigree genetico meticcio e migrante come testimonia il cognome, è di Charleroi ma orbita attorno alla scena di Bruxelles, una delle città europee che meglio simboleggiano la decadenza dei sogni finanziari e post industriali degli anni Novanta e Duemila: mucchi di immondizia abbandonati appena dietro l’angolo dei palazzi del potere europeo, una comunità di homeless che si è ripresa il centro della città sempre più vuoto di abitazioni e pieno di sole catene internazionali dello shopping, quartieri con storie stratificate come quel Molenbeek appena fuori dal pentagono che delimita il cuore della città e che è oramai stato etichettato come covo urbano dello jihadismo più sanguinario.

Dopo averla lasciata con No Deal, il suo secondo disco vero e proprio, intenta ad operare sulle atmosfere nere che possono scaturire dal lavoro sui classici della canzone jazz, la ritroviamo espandere ancora, e questa volta a dismisura, quell’intuizione, per un unico brano di 24 minuti che si costruisce come un mediometraggio atmosferico sulla città post-tutto di oggi. Blackened Cities nasce come una jam in studio con una band formata da Pascal Mohy al piano, Pascal Paulus ai sintetizzatori vintage, Sam Gerstmans al contrabbasso, Dre Pallemaerts alla batteria e Bart Vincent ai cori. Sul tappeto sonoro creato da questi cinque compagni di viaggio, Melanie De Biasio adagia ora la voce, ora il suo flauto, delineando un suono vivo, nordeuropeo, immaginifico, a tratti travolgente. Il ritratto urbano che ne scaturisce è una discarica di sogni di gloria, dove però (vedi copertina) un raggio di sole pallido è ancora in grado di filtrare tra le nuvole, riuscendo talvolta a illuminare di magia qualche angolo.

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