Recensioni

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Alle volte la musica va oltre i ruoli prestabiliti, il caos dei social network, la microframmentazione dei generi, per ritornare al suo stato primario: una necessità impellente, un punto d’incontro tra universi, un sentire comune che diventa atto d’amore. Non troverete Memorie di un battagliero vol #1 nei negozi e nemmeno su iTunes: la compilation è un’unione di talenti estemporanea organizzata da Franco Naddei (Santo Barbaro, Francobeat) e da un manipolo di compagni di ventura. Lo scopo? Ricordare un amico portato via troppo presto da un male incurabile, Davide Oriani, attraverso una serata di musica concretizzatasi il 30 aprile 2013 alla Vecchia Stazione di Forlì ma, soprattutto, un disco che raccogliesse alcuni dei brani preferiti di Davide. Venti canzoni rilette da altrettanti artisti la cui vendita – per ordinare il CD c’è il sito ufficiale – aiuterà l’opera dell’Istituto Scientifico Romagnolo per lo studio e la cura dei Tumori.

Dell’operazione si dà cronaca in questa sede per due motivi: tra le tante compile talvolta inutili – o peggio ancora, legate esclusivamente a infime questioni di marketing – che tocca sorbirsi periodicamente, questa ci pare una boccata d’aria fresca e qualcosa di molto speciale; le riletture dei brani in scaletta non sono semplici cover ma reinterpretazioni riuscitissime – e alle volte davvero creative – di classici intramontabili.

Difficile scegliere qualcosa in mezzo a tanta qualità: surreale e sorprendente la Hey Boy, Hey Girl dei Chemical Brothers affidata ai Musicisti di San Crispino, da applausi la California Uber Alles dei Dead Kennedys tradotta dai Montefiori Cocktail – ma la versione dello stesso brano de Le Croste non è da meno, seppur più ortodossa -, romanticissima la I Fought The Law dei Clash rallentata da Gu’s e La banda di San Gadenzo, desertica e solitaria la Pet Sematary dei Ramones apparecchiata da Cesare Basile e Salvo Ruolo, bravo Giacomo Toni in una Mi ami dei CCCP anni Cinquanta, intenso e oscuro Hugo Race nella Sabotage dei Beastie Boys. Chi ha passato i trenta da un po’ ritroverà nel disco buona parte dei propri ascolti giovanili, siano essi i Massimo Volume de Il primo Dio (Giuseppe Righini e Cesare Malfatti), gli Assalti Frontali di Terra di nessuno (Santo Barbaro), i Violent Femmes di Gone Daddy Gone (Terzo Binario), i Marlene Kuntz di Merry Xmas (Valeria Caputo), i CSI di Del mondo (Equ), i Cure di Boys Don’t Cry (Moro) o magari i Nirvana di About a Girl (Francobeat). Con tanto di citazione per i Rancid di Time Bomb riscoperti swinganti dall’Elegante Orchestra + Enrico Farnedi, il Vinicio Capossela di Scivola acustico ed elegantissimo nei panni di Serena Bandoli e Fabrizio Tarroni, i Manonegra di Malavida riletti da Frei, gli Offspring di Come Out And Play nella versione minimal-electro di Bonomo, i NOFX di Don’t Call Me White (Vinsanto).

Ci piace pensare che il punto centrale del disco stia in realtà nella Battagliero dei CCCP posta in apertura e cantata dal “collettivo” Primo maggio d’amore. Una parola, quella citata dal titolo, che, al di là del significato assunto nel brano specifico, probabilmente identifica più di altre lo spirito e il carattere della persona a cui il disco è dedicato. Battagliero e paradossalmente fortunato, Davide Oriani, ad avere attorno amici tanto affezionati in un momento così difficile. Del resto, non lo cantavano anche i Beatles? The love you take is equal to the love you make.

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