Recensioni

7.2

Dunque se è vero che in musica nulla si crea e nulla di distrugge, per lo meno c’è chi, come i Merchandise, ricombina senza remore. Ex punk convertiti al pop, i tre di Tampa hanno iniziato a far parlar di sè con il precedente ep Children Of Desire, con il quale mettevano in luce una peculiarità fatta di lunghe suite neo pop, scampoli ambient e giganteschi affreschi shoegaze. Se a questo aggiungete il fatto che il disco veniva pubblicato insieme a un libro che ne elaborava i temi e la loro tendenza al linguaggio forbito e alle citazioni di Pollution di Franco Battiato come una delle fonti di ispirazione, capirete per lo meno la curiosità che suscitano.

Di Totale Nite colpiscono subito due cose: la produzione (ad opera dell’ex Spacemen 3, Sonic Boom) perfettamente bilanciata fra caos organizzato e pulizia sonora e una scaletta che in appena cinque canzoni affastella idee che ad altre band basterebbero per tre o quattro album.

L’inizio è tutto sommato fuorviante. La breve intro di Who Are You è un glam robotico, tutto armonica, clangori e stantuffi, che prelude al primo lungo stream of consciusness sonoro. Anxiety’s Door è un affresco imponente (quasi sette minuti) costruito su un pervicace motorik beat, con un riff luminoso che profuma di Echo & The Bunnymen e il crooning di Carson Cox che sembra quello di un Edwyn Collins passato per caso a impartire la benedizione. Il gruppo ha uno straordinario appeal pop, infila chorus eleganti e li lascia macerare nel rumore.

E’ quello che avviene con I’ll Be Gone, maestosa ballad avvolta da spire elettriche spesse e lente come boa constrictor e da una melodia di quelle che rendevano gli Adorable veramente adorabili. L’altro fulcro del disco è costituito dai dieci minuti della title track: una versione isterica del Bowie berlinese, con tanto di sax, incursioni rumoriste, aperture dream pop, cambi di scala e dissonanze assortite. Si chiude con Winter’s Dream, altra mini-suite che si apre e si chiude su rarefazioni ambient, col cuore dalle parti degli Slowdive più caldi e pacificati.

Il tempo per assimilare il magmatico ascolto e si riparte per cercare di comprendere fino in fondo tutte le gustose sfumature del disco. Uno dei più brillanti, in ambito guitar pop, fra queli ascoltati in questa prima parte dell’anno.

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