• Set
    18
    2015

Album

Bella Union

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L’ottavo album dei Mercury Rev arriva dopo sette anni esatti di silenzio. Tanti ne sono passati da quel Snowflake Midnight che, se ce li presentava in forma, ovvero lirici, onirici e arrembanti, sembrava anche sottolineare come la loro proposta non fosse più in grado di sbalordire come un tempo. Questione di contingenze, di parametri estetici che si aggiustano ad ogni quadratura storica. Fatto sta che in quel 2008, nel pieno della risacca retromaniaca, il fiabesco progressivo della band di Buffalo sembrava carente di necessità, forse perché appunto si ostinava a portare avanti un progetto tanto peculiare, quando per fare musica eccitante bastava confrontarsi con l’immagine nello specchietto retrovisore.

Se oggi The Light In You suona più convincente e interessante è forse perché i Rev, ostentando una coerenza poetica e formale che non paga pegno all’uscita di scena del compagno e produttore di sempre Dave Fridmann, vanno incontro ad una delle esigenze principali del pubblico anni Dieci: la personalità. Memore di un rodaggio psichedelico incandescente, però sempre, profondamente innestato nel fusto della visione cinematica (non scordiamoci che i Nostri iniziarono l’avventura con l’intento di comporre soundtrack), la band di Donahue e Grasshopper può legittimamente spacciarsi oggi per una autorevole anomalia, una realtà aliena ad un passo appena dalla classicità. Il codice espressivo, fatto di incantesimi orchestrali, tastiere spacey ed elettricità pittorica, mette in campo un artificio dopo l’altro per ritrovarsi nel dominio del fantastico. In altre parole, è pressoché unico. Tutto ciò senza rinunciare al passaporto rock, di cui mantiene l’irrequietezza di fondo ed il retrogusto selvatico della visionarietà, come se le scenografie cinematiche del presente fossero una versione evoluta (addomesticata, espansa, fanciullescamente adulta) delle allucinazioni acide e distorte degli esordi.

Questo disco ha il merito, e forse la furbizia, di esplorare tutta la tavolozza espressiva, partendo da una sorta di disneyano problematico (il trittico iniziale, in cui spicca una palpitante Amelie) che trasfigura prima nella mollezza acidula quasi downtempo di Central Park East e poi nel tumulto psych contagiato kraut di Emotional Free Fall. Ribadita l’attitudine orchestrale à la Brian Wilson con la splendida Autumn’s in the Air (raramente in un disco pop-rock si avverte un tale utilizzo “narrativo” delle dinamiche), con la seconda parte del programma arriva qualche sorpresa, a partire dall’errebì baldanzoso e sfrigolante di Are You Ready?, col suo omaggio ai gioiosi tempi di “psychedelic rock and blue eyed soul”, fino alla conclusiva, incalzante Rainy Day Record. In mezzo ci si imbatte nel pop agrodolce di Moth Light (da qualche parte tra gli ultimi Belle And Sebastian e i Flaming Lips) e in quella Sunflower che col suo groove frenetico, le vampe di ottoni e il wah wah acrilico si aggiudica per distacco la palma di pezzo più imprevedibile in scaletta.

Se si è disposti a credere ad un pop rock che utilizzi tutti gli espedienti orchestrali, elettrici ed elettronici per convincerci – ancora una volta – che tutto è sogno, se accettiamo che l’incantesimo si divori questa deliziosa e a tratti stucchevole velleità, allora ci si troverà ad ascoltare un disco gagliardo, suggestivo, avvincente. Bisogna dire che i Mercury Rev riescono a metterci una convinzione ammirevole, davvero niente male per una band attiva da oltre un quarto di secolo. Dal canto loro, insomma, il sogno prosegue.

14 Settembre 2015
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