Recensioni

7.3

Il 2019 è l’anno dei ricordi per i Metronomy. In pochi mesi, infatti, l’ensemble capitanato da Joseph Mount non solo è stata protagonista di un tour celebrativo con tanto di riedizione per il 10° anniversario di Nights Out, ma ha anche potuto lanciare il nuovo album, incastonandoci sopra il nome della band e quel Forever sinonimo di una serenità disarmante che molti colleghi inseguono per tutta una carriera. Così, a tre anni da quel bagno nostalgico che era Summer 08, Mount e soci provano a ricodificare il loro DNA imbevendolo di una zuccherosità immediatamente contagiosa, grazie a una scaletta di ben 17 brani che somiglia a un giro completo sulle montagne russe di una vita intera. Ovviamente, questo include alti e bassi, emozioni frizzanti e altre più malinconiche, e un andamento ora forsennato ora più riflessivo e disteso. D’altronde si cerca di elaborare cosa ci sia dietro il moniker Metronomy dopo vent’anni di attività (la band si è costituita nel 1999), se questo progetto oggi abbia ancora senso di esistere, cosa sia cambiato e cosa sia rimasto immutato negli anni.

Da questo punto di vista quel Forever lì piazzato a caratteri cubitali sì, ma sinuosi e ondeggianti come lava che cola lentamente (come appare nella suggestiva copertina del disco) è sia una dichiarazione d’intenti («i Metronomy ci saranno sempre, anche quando non ci saranno più», ci dice Mount in sede d’intervista) che un invito a essere sempre aperti al cambiamento (nella line-up o nell’impostazione sonora); perché i Metronomy non sono mai stati uguali a loro stessi, nemmeno per un secondo, cercando di fare della ricerca e dell’innovazione un obiettivo importante, anche se non sempre raggiungibile (se The English Riviera fu una sorpresa, il successivo Love Letters era un po’ più adagiato).

Metronomy Forever è, dunque, il risultato migliore di questo modus operandi, la trascrizione musicale della voglia di stupire che, se è capace di regalare alcuni momenti veramente accattivanti e ipnotici (pensiamo a Lately o Lying Low), paga anche il prezzo (calcolato) della ridondanza (The Light, Forever Is A Long Time); non mancano i pezzi di assoluto impatto e dal successo assicurato (come dimostra l’ottima scelta dei singoli Salted Caramel Ice Cream, Walking in the Dark, Wedding Bells), quelli addirittura più coraggiosi e divertiti (Sex Emoji), o dalla natura inaspettatamente malinconica all’interno di una scaletta così composta (Upset My Girlfriend).

Al netto di qualche lungaggine decisamente eccessiva, anche se in grado di rispecchiare quella sorta di eclettismo di fondo, nonché obiettivo dichiarato, Metronomy Forever è il risultato di vent’anni di ricerca, di notti insonni, di lunghi viaggi in compagnia, della routine asfissiante dei tour, ma soprattutto dello stare bene insieme ai tuoi compagni di una vita, del sentirsi in pace con se stessi, dell’essersi resi conto di essere ormai pienamente adulti e di aver raggiunto anche un’altra consapevolezza: del proprio posto nel mondo. I Metronomy stanno bene, e noi con loro.

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