• Apr
    01
    2011

Album

Warner Music Group

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Il gioco di sintesi e la pulizia sonora sono sempre un'ottima base. Nel caso del terzo album dei Metronomy da Devon significano radice indie pop e una serie di smalti opportunamente stesi al sole.

The English Riviera segue un album eccentrico e a tratti geniale, Night Out del 2008, un mix di tastierine Tetris e post-punk, quadretti narrativi elettro da cameretta che s'intervallavano a song dagli arrangiamenti disciplinati à la Feelies quando non devoluti in senso Devo. Era la colonna sonora di un weekend andato a male, dichiarava all'epoca il leader Mounth e per i più faciloni il riferimento da fare (e spendere) erano gli Hot Chip per via del ponte disco music comune a entrambi i progetti.

In seguito, il ragazzo viene chiamato a curare una serie di remix per il gotha dell'indie britannico. Prende il via una carriera da producer che sembra guardare sempre di più all'incastro elettronico fino a al ritorno a sorpresa che cambia rotta e punta al pop di petto con coraggio e visione. La formula è solare, stravolta, sospesa tra Of Montreal e Field Music con il corollario di scelte tra under(over)ground che ne conseguono. Della formazione di Barnes, Mounth prende gli aspetti più bowiesque e ancora disco (gli album per Polyvinyl), da quella dei fratelli Brewis le rotondità di pop e le buone maniere brit. In mezzo, le fascinose e svariate tastiere vintage, il collante perfetto per interpretare quei sapori 60s e 70s a cui la riviera inglese ha sempre pagato tributo.

Brixham, Paignton e Toequay, a proposito, sono queste le spiagge della cosiddetta California britannica, The English Riviera appunto. Da queste parti gli anni d'oro sono una colonna sonora perenne e il bello dell'album è appunto avercela infilata a piccole dosi, pizzicando la naiveté dei Fleewood Mac, il funk degli Steely Dan (We Broke Free), la sexyness pre-indie di Jean Birkin (Everything Goes My Way con ospite Roxanne Clifford dei Veronica Falls) e persino le chitarrine London Calling (She Wants), in un bilico tra malinconie indie-nerd e soft-rock, magari pitchando in falsetto (Of Montreal ancora in The Bay) e portando a completamento un nuovo livello sinergico tra campi elettronici e rock.

Non è il capolavoro sbandierato dai tabloid del Regno ma un paio di buonissimi singoli, un gioiello (Some Written in odor di Supertramp) e una tracklist senza cedimenti ne fanno uno degli album brit pop dell'anno, il parto di un wiz kid che ora vorrebbe il successo vero. E forse l'avrà.

13 Maggio 2011
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