Recensioni

7

È un rock’n’roll teso e adrenalinico quello del trio canadese Metz, ultimo acquisto in casa Sub Pop. Lo stile bruciante e riverberato ricorda i primi BRMC (Wet Blanket), tanto per fare un nome, ma con la cattiveria di novelli Motorhead, le dissonanze dei Sonic Youth (Sad Pricks, Rats) e un filo di coolness in pelle nera: estasi power garage certamente debitrice del tritacarne punk-hc grunge noise dei novanta, così come delle deflagrazioni blues di inizio millennio, e che riacquista in questo 2012 senza fissa dimora (sociale e culturale) una piena legittimità anche “politica” in tutta la sua carica rabbiosa ed eversiva. 

Da un punto di vista squisitamente timbrico, tanto di cappello alla produzione ricca e graffiante, tutta giocata sull’esasperazione di ambienti naturali: iper-riverberi a creare una lontananza spaziale che è straniamento e minaccia al contempo. Il tutto sembra registrato in un capannone sporco di polvere e amianto, abitato da enormi macchinari dismessi; eppure l’aria vomitata dagli amplificatori sembra essere stata disciplinata, incanalata e riconvertita con un sapiente lavoro di equalizzazione.

Il disco si apre con Headache, due minuti e venti piuttosto classici nell’impianto hard’n’roll che vanno a mettere subito le cose in chiaro: qui nessuno vuole inventare niente, ma quanto a ebbrezza e velocità c’è di che essere contenti. Non un momento di pausa, non si riprende fiato, le urla strappate, le ritmiche sconvolte e fuori controllo. I titoli stessi dei brani (Knife In The Water, Nausea, oltre ai già citati Headache e Rats) rimandano a un immaginario di (auto)distruzione torbido ed esplicito, come nella migliore tradizione. È una corsa senza freni: si sa che ci si andrà a schiantare da qualche parte, ed è questo il bello. 

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette