Recensioni
Metzengerstein
Metzengerstein
Albero Specchio (Lp)
Alchemy To Our Days (tape)
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Stefano Pifferi
- 20 Aprile 2015


Pubblicato in sedi prestigiose (la Sonic Meditations di Justin Wright a.k.a. Expo ’70) ma in condizioni a dir poco limitanti, ai confini con l’autolesionismo (un nastro in 50 copie praticamente volatilizzato a colpi di click), Albero Specchio era la prima testimonianza dell’ensemble toscano Metzengerstein e in tutta sincerità meritava un uditorio più ampio. Provvede dunque la campana Harsh, non-label che ha al suo attivo la pubblicazione del libro di Antonio Ciarletta, Acid Brains (la prima mappatura critica dell’Italian Occult Psychedelia), ristampando in splendida edizione vinilica, nuovo artwork a specchio e vinile color verde brillante, questo 5 tracce di rituale psych-kraut esoterico e sciamanico. Non a caso i Metzengerstein nascono come “concept project […] in the form of jam band”: hanno in sè quella capacità dilatatoria, per i sensi di chi ascolta prima ancora che per le free-form jam che buttano su disco, che trasforma l’ascolto in un trip ancestrale, in un sabba pagano da cui è impossibile uscire sani di mente. Musica rituale che apre mondi “altri” e, come sottolineava il nostro Comunale al tempo del nastro, “l’altro-mondo, potrebbe essere ben più strano di quanto il più acido dei trip possa mai immaginare. Albero Specchio ne è l’implacabile soundtrack”.
A stretto giro di posta dalla ristampa dell’esordio, arriva anche nuovo materiale per i toscani. A firmarlo è Yerevan Tapes, label bolognese che sta ritagliandosi una buona fetta di notorietà a furia di estetica rigida e alta qualità delle proposte (Virtual Forest, Gianni Giublena Rosacroce e Father Murphy, tanto per far dei nomi). Più acide e freakettone, le sei tracce del nastro Alchemy To Our Days mostrano i tre al massimo splendore, intenti a esplorare “sonorità deliranti e astrazioni mitologiche” che, tradotte, evidenziano come la spiccata dote ritualistica delle musiche affidate all’esordio riesca ad essere cangiante e varia. Anche sub specie freak-psych, come accade in Conversion To Wah-Wah, o sciogliendosi in una ambient posseduta pronta a montare, come nel contraltare in nero Inlay Fern, oppure risolvendosi in mantrici trip dai quali è impossibile fuggire (vedi alla voce Black Son From The Ashes) o in volute di synth astrali e ipnotici come una sana trascendenza sa essere (Peak Of Meditation). Occultisti, freakettoni, esoterici, acid-trippers, krauti, insomma, metà underground italiano è avvisato.
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