• Apr
    13
    2010

Album

Sony Music Entertainment

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Tra le giovani e attesissime promesse pop, a pari merito coi Vampire Weekend che hanno bissato non senza qualche critica lo scorso gennaio, arrivano ora gli MGMT, altro combo in vacanza permanente che ha deciso peraltro di promuovere il sophomore con le medesime strategie dei newyorchesi (e non solo): metterlo in ascolto gratuito sui propri canali ufficiali.

Congratulations è innanzitutto un lavoro molto differente dall’esordio e come dichiarato a inizio anno dal cantante Andrew Van Wyngarden, il duo ha voluto evitare ad ogni costo “il classico lavoro di cui si scaricano i soli singoli“. Dunque a limiti dichiarati, quand’anche sir Paul McCartney ha espresso il desiderio di lavorare con loro, e appurata la natura simbiotica di un progetto comunque legato a un produttore importante, i ragazzi puntano ad andarci sul serio in vacanza invece di arrivarci pieni di droghe sintetiche.

Dopo Dave Friedmann, c’è un inedito Pete Kember (che-ve-lo-dico-a-fare-Spacemen 3) a tenere le redini. Ed è come ascoltare un’altra band che contrariamente a quanto tutti s’aspettavano, con le tastiere vintage al posto di quelle Ottanta e le batterie vere invece delle drum machine, suona molto più friedmann-iana (e melodicamente Flaming Lips) di quanto non lo fosse nella prova precedente. Un salto di qualità contro i supersingoli. Una manciata di buoni sixties pop che punta più a un compatto crescendo (spesso in contagiosa euforia) che a un pronto consumo anthemico. In qualche caso i brani non bucano, eppure cadono sempre in piedi, a partire da It’s Working, giochetto psych dai contorni canori AIR per uptempo western in (deliziose) stratificazioni wall of sound spectoriani; oppure nell’altro esperimento indie disco di Flash Delirium che da un crooning e glamour Bowie-ano sale fino a un’incontrollabile (quanto altrettanto riuscita) schizofrenia arrangiativa.

A catturare in toto troviamo le surfate per tastierina fantasmatica e il bridge jingle jangle di Song for Dan Treacy, mentre in scrittura piace tutta la seconda parte dell’album dallo psych folk di I Found A Whistle  (che tenta il colpaccio ruffiano riuscendoci quasi) all’apparente semplicità à la Kings Of Convenience di Siberian Breaks (in verità è un collage di almeno tre canzoni dagli smalti country pop per 12 minuti) e alla ballatona confidenziale Congratulations.

Infine, a tagliare trasversalmente una collezione di canzoni ognuna con una propria vita autonoma, c’è lo spettro degli accenni musical delle citate Song For Dan Treacy (Rocky Horror?) e Flash Delirium (Grease?), aspetti di kitcheria controllata che portano a quella Brian Eno che altro non è che un’adorabile operetta rockabilly glam. Un tracklist solida come una quercia.

27 Marzo 2010
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