• lug
    01
    2012

Album

Rough Trade

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È una creaturina bizzarra la poco più che ventenne Mica Levi (from Watford, ma di stanza a Londra), genietto dallo spirito colorato e turbolento a capo del trio Micachu & The Shapes. Figlia d’arte, a quanto pare, cresciuta in mezzo ai dischi come nella migliore tradizione, la sua musica è un grande mixtape di vita ascoltata, immaginata e vissuta. Uno di quei disordini nei quali però si impara presto a orientarsi, dove si sa che sotto al pacco delle riviste ci sono le foto di quella festa l’anno scorso, e la camicia anni ’70 è nella scatola con le racchette da spiaggia.

La base è quella weird e bastarda della suburbia londinese, dove le rime arrivano dalla strada e i suoni dai clangori della città – o della mente. C’è qualcosa di fortemente meticcio nei ritmi e nelle metriche, qualcosa che ricorda MIA tanto quanto Tune-Yards o Animal Collective; tribalismo pop urbano, caotico e torrenziale, con in più la freschezza e la sfacciataggine di un pungo di ragazzini con le idee volutamente poco chiare. Ma il tutto non manca di coesione, o meglio, di una visione complessiva, per quanto strampalata.

L’esordio Jewellery (2009) spicca tuttora per la prepotente naturalezza low-fi, e nel successivo Chopped & Screwed (con la London Sinfonietta) si godeva di una bella inquietudine post-punk oscura e sommessa. Never, pur non raggiungendo l’acume sonico del primo o le atmosfere del secondo, si fa apprezzare all’orecchio per una sorta di patina che livella e ammorbidisce il tutto; maturità, forse, o semplicemente un’idea di produzione più accentuata, un maggior controllo dei materiali trovati, tagliati e ricomposti.

È un po’ come il magazzino abbandonato ma ancora in ordine di una vecchia, gloriosissima e sconosciuta etichetta (magari newyorkese, magari dei primi ’90): se ne esce con le dita nere di polvere e un bagaglio di suoni nella testa abbastanza “off” da sembrare la cosa più figa del mondo, un frullatore dove buttare dentro chitarre stravolte, fiati, percussioni polimateriche, rumori d’ambiente e campionamenti assortiti (Ok). In poche parole: no wave-pop da apocalisse culturale.

26 Luglio 2012
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