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Michael Franti riporta le sue esperienze di viaggio (tra il 2004 e il 2005) a Baghdad, Israele e Territori Occupati nel documentario autoprodotto I Know I’m Not Alone. Girato tra la gente comune in totale autonomia, il film lascia la parola a tassisti, soldati, attivisti per la pace, famiglie, musicisti, giornalisti, in un affresco dolente e drammatico della vita in tempo di occupazione (americana in Irak, israeliana nei territori) e del desiderio di una esistenza “normalizzata”. Il costo della guerra in termini di vite umane e l’individuo la cui esistenza è stata cambiata e influenzata dagli eventi, in una sorta di “vita provvisoria” e irrisolta.

Non viene data una soluzione, se non far riflettere sulla situazione, e su quanto la comunicazione tra individui, al di là di ideologie e credo, possa contribuire a far avvicinare le persone e avviare uno scambio costruttivo. Una lieve speranza di pace. Non mancano le contraddizioni, che riflettono la complicata situazione in Medio Oriente, tra demolizioni di case palestinesi, muri innalzati, barriere e paure reciproche.

Con le canzoni suonate per le strade, in mezzo alla gente, Franti si mette completamente in gioco, lasciando che a parlare sia anche la musica, a un livello più profondo.

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